martedì 29 dicembre 2009

Un anno in sala...

Per il Grande Schermo è stato un anno magnifico. Quattro titoli (rigorosamente ex aequo) che resteranno: Inglourious Basterds, The Wrestler, Il nastro bianco, Gran Torino.

domenica 27 dicembre 2009

Roba buona targata 2009!


Consueto report di chiusura d'anno (parziale e del tutto arbitrario, come da tradizione) su quanto di buono è circolato per le mie mani in questo - per altri versi fottutissimo - 2009 cartaceo italiano. La carne sul fuoco è tantissima, ma quattro titoli mi sento proprio di ricordarli: anzitutto Danza macabra del prolifico Dan Simmons, pubblicato in Italia dalla Gargoyle Books, un sontuoso romanzo horror del 1989 che si aggiudicò all'epoca il prestigioso premio Locus '90 nonché il Bram Stoker award: un libro importante in cui la narrazione - come spesso in questo geniale e controverso autore - procede senza esitazioni, corposa, avvincente, e dalla quale è davvero impossibile staccarsi nonostante l'onerosa mole. Ci sono i vampiri della mente, un popolo di eletti dotato di poteri parapsicologici che riescono a controllare la volontà di chiunque desiderino. A loro contrapposti c'è chi gli da la caccia per sterminarli. Su questo fragile assunto Simmons costruisce una storia pregna di spunti di riflessione, servendocela in uno stile ricercato ed appassionante che non disdegna forbite descrizione «alte».
Baldini & Castoldi ha ridato invece alle stampe Pubblicità per me stesso, una strepitosa raccolta di saggi, interviste, riflessioni, articoli e notazioni opera del grande Norman Mailer, una delle maestose architravi della letteratura americana contemporanea sul quale non si può che convenire con quanto scrive il mio amico Nino G. D'Attis su BMM: «leggi Norman Mailer e da ultimo ti rendi conto che al momento la carta igienica più costosa non si trova al supermercato ma in libreria: pile infinite di ordinaria carta da culo posizionata in spazi precedentemente occupati da opere di genio».
Poi c'è la mia casa editrice, ovvio, e mi sembra lecito che io ne faccia menzione, anche perché il Nemico di Emanuele Tonon è davvero un gioiellino la cui pubblicazione rende ancor più onore al naturale coraggio del catalogo di ISBN. Stiamo parlando infatti d'un libro potentissimo, un disturbante e maledetto atto d'accusa contro Dio: ma è anche uno spaccato struggente e memorabile del Nordest italiano più profondo. Tonon costruisce, con una padronanza davvero invidiabile dello stile, una sconvolgente epica familiare, tra preghiera e bestemmia, vita di fabbrica, vino, un Benelli scassato, internet e le voci dei morti: tutto contribuisce a insufflare questo romanzo in due parti di una macabra, moreschiana eresia.
E infine, e suppongo sia incontroverbile non convenirne, questo è stato l'anno della diffusione nel Belpaese - grazie ancora, dannatissima odiata/amata Einaudi - del capolavoro Suttree firmato nel 1979, dopo un decennio di rimaneggiamenti, da Cormac McCarthy. Un’odissea faulkneriana della precarietà e della miseria, la discesa agli inferi e la redenzione di un alcolizzato solitario e turpe che trascorre le sue giornate in una decrepita casa galleggiante nel Tennessee degli anni '50. Commovente, stupendo, irraggiungibile. Ancora auguri a tutti.

mercoledì 23 dicembre 2009

Southern Gothic puro...

«I know many of the folk as they wander by. I’m an anomaly here, but that’s normal enough. I get smiles and offers of shine. There’s Sap Duffy and Tab Ferris over there getting ready to draw knives over a fat woman whose thighs look like they might go on a rampage without her. Hert Plumb and Gussy Hocker are both chewing on fried frogs’ legs that really belong to firebelly toads. Lonnie Dawson has a mouthful of jerky that’s been cured for so long it might belong to the donkey that carried Jesus over the palm leaves.
It’s not a carnival in any real sense of the word and hardly even qualifies as a festivity. This must be what it’s like here when they’re having one of their swamp weddings or revivals out in the bog. The folk are bored and restless but perhaps not as much so as usual.
Almost none of them are daring enough to get onto the squealing, rusted rides. The clowns can only be picked out by their poorly painted features and shabby wigs. They wear the same clothes and boots as anybody else and they don’t know how to juggle their little orange balls worth a shit.»
(grazie per la scoperta a Elvezio Sciallis)

A Choir of Ill Children - Tom Piccirilli (Ed. Bantam)

lunedì 21 dicembre 2009

domenica 20 dicembre 2009

Gudbàai...


L'altro ieri è morto a 64 anni Dan O’Bannon, scrittore e sceneggiatore statunitense, acclamato autore di tanti film di successo di fantascienza e horror, e in particolare creatore di Alien. La notizia della scomparsa è stata data dalla moglie Diane, precisando che il marito nell'ultimo trentennio ha combattuto contro la malattia di Crohn. Sceneggiatore del primo, mitico film sugli xenomorfi - firmato da Ridley Scott nel 1979 - nonché di molti altri film come Tuono blu, O’Bannon è stato supervisore degli effetti speciali in Guerre Stellari di Georges Lucas e di tante pellicole di genere, ma anche regista di film sugli zombie, come Il ritorno dei morti viventi (1984), da lui stesso sceneggiato, e occasionalmente attore a partire da Dark Star (1974) di John Carpenter, primo film del regista (fonte: la rete).

Jesus, Etc... (Wilco)

sabato 19 dicembre 2009

E cavalcarono ancora insieme...

A ben 24 anni dall'indimenticabile Trinità di Enzo Barboni, nel 1994 Terence Hill riuscì nella eccezionale impresa di ritrovarsi cinematograficamente col suo pard per eccellenza Bud Spencer in una commediola che - nelle intenzioni - doveva rinverdire i fasti dello spaghetti-western ma che al botteghino, contraddicendo tutte le previsioni (soprattutto visto l'inalterato affetto dei fan rispetto alla coppia del forzuto buono e l'atletico lazzarone), si rivelò un clamoroso flop. Aperto e chiuso da una scazzottata fracassona in puro stile cowboys all'italiana (un record: 9 minuti con 30 comparse), Botte di Natale ripropone lo storico duo come fratelli litigiosi che la madre, arzilla pioniera, vorrebbe riunire al suo desco in occasione della Santa Notte. Travis e Moses, questi i loro nomi (anche se in tutto ricordano i loro antesignani Trinità e Bambino) all'inizio non vogliono saperne. L'impedimento è che Travis è la pistola più veloce del West (nonché un sopraffino gambler), ma ha avuto bisticci col fratellone che ora ha famiglia con dieci figli ed è un insuperabile bounty-killer. Insieme, prima di concludere col doveroso happy end, dovranno dar la caccia a un attempato bandito, il quale è ingolosito dalla falsa notizia di un tesoro che Travis ha messo in giro a bella posta. Tutto regolare, prevedibile, giustamente infantile. Di certo deludente se si pensa che, con un cast siffatto, si poteva quantomeno tentare un tardivo canto del cigno del genere; e però la sceneggiatura smorza i toni di continuo, preferendo ripiegare sul mieloso buonismo che (non è un caso) già aveva contaminato la coeva serie di Lucky Luke dello stesso Hill (e che l'attore si trascinerà, passando da Don Matteo, anche nel contemporaneo Doc West). Resta la sua regia, sicuramente latrice di un certo brio, e la resa visiva (costumi e locations inclusi) di un film costato all'epoca quindici miliardi (comunque recuperati, la coppia è ancora oggi famosissima in tutto il planisfero) e completamente ignorato dalle masse che preferirono istupidirsi con le smorfie bislacche di Jim Carrey in The Mask. Peccato, così va il mondo. A oggi (rimandato a data da destinarsi il Don Chiquotte più volte annunciato assieme) è l'ultima pellicola a vedere Spencer in compagnia di Hill.

mercoledì 16 dicembre 2009

Cover reloaded...

Qui una eccezionale galleria di cover a fumetti rivisitate dagli artisti più svariati. Ne vale la pena.

Space Junk


Pic by Lost America.

Post by Marco Montanaro...

Nei giorni in cui Rizzoli raccoglie in un libro ben 600 recensioni postate dagli utenti di Anobii, ecco che mi appassiono a Maciste (tutto questo non esiste), tumblelog di Alessandro Romeo. Se la recensione diventa genere imploso su Internet, ecco che il Romeo ne fa qualcosa di totalmente creativo. Avete mai sentito del libro Ü, indimenticabile opera del geniale Kapanescu? Oppure di Molly, appassionato romanzo di Elenoire Sabregno? Bene, questi titoli recensiti su Maciste non esistono. Gli autori, così come le copertine e le stesse recensioni, sono fittizi. Tutto inventato. I luoghi comuni della recensione, del romanzo stesso, delle copertine vengono mescolati e tritati e il risultato è un tumblelog ironico in cui c’è da ridere: ma magari a qualcuno viene anche la curiosità di leggerli per davvero, questi libri (Marco Montanaro).

martedì 15 dicembre 2009

Iconoclasti...

Segnalazione dalla rete: la casa editrice Alet, una tra le più interessanti realtà del nostro panorama editoriale, continua a puntare sugli autori italiani proponendo una nuova collana dal titolo Gli iconoclasti. L’intento di Giulia Belloni curatrice della collana è quello di pubblicare «testi di forte rottura, sia tematica che stilistica». Il primo romanzo, I cani vanno avanti di Valentina Brunettin, uscirà a gennaio e viene definito dalla stessa curatrice «il più disturbante, il più emozionante e direi anche il più importante tra i romanzi che ho selezionato in questi dieci anni di ricerca». Rientreranno nel progetto i romanzi “puri”, niente contaminazione tra fiction e non fiction, genere che nell’ultimo periodo ha riscosso molto successo. (qui affaritaliani intervista la curatrice).

Old-style...

sabato 12 dicembre 2009

Guappi e uomini-lupo!!!

Inauguriamo oggi una nuova etichetta parlando de La croce dalle sette pietre aka Il lupo mannaro contro la camorra: uno Z-movie talmente brutto e scalcinato da essersi meritato in rete un ampissimo consenso tra i trashofili. Diretto ed interpretato da Marco Antonio Andolfi ed ambientato in gran parte a Napoli, il film del 1987 venne realizzato con l'ausilio del finanziamento statale, ma non si capisce dove siano stati spesi i pur miseri denari della sovvenzione vista l'incredibile povertà del girato. Il solo fatto che si facciano incrociare le avventure di un licantropo con quelle della camorra partenopea conferisce alla sceneggiatura una solida base di ridicolo, consolidata dal deciso ricorso a tutti gli stereotipi della napoletanità delinquenziale. Ma oltre a una messa in scena cheap che più cheap non si può, è la recitazione dell'intero parco-attori il vero punto forte del film, talmente imbarazzante da rasentare il sublime - soprattutto il personaggio principale, che nella sua insistita ricerca della croce che dovrebbe impedirgli di trasformarsi in lupo passa dall'isteria convulsa alla catatonia più totale senza soluzione di continuità. Andolfi raggiunge poi vertici assoluti di esilarante inettitudine nelle sequenze in cui agisce come licantropo: con addosso una specie di colbacco peloso sulla parte superiore della faccia e completamente ignudo per il resto (geniale, un uomo-lupo glabro è davvero da oscar!), si muove claudicando manco fosse Frankenstein (un po' di confusione tra i classici?) e coprendosi ignominiosamente di ridicolo. Davvero una chicca per gli amanti del trash che sta generando in rete un vero culto cui il titolare del blog si aggrega volentieri al grido di «Andolfi, facci sognare!!» (Pare tra l'altro che stia circolando sul web un seguito, Riecco Aborym, ottenuto da Andolfi riciclando materiale di scarto).

giovedì 10 dicembre 2009

I Quanti e l'arte di pistolettare...

Divertente, scorretto e sconclusionato come pochi, Cosmic bandidos è un'esercizio narrativo davvero inclassificabile, qualcosa in grado di costringere chi lo prende in mano a ripensare le categorie della letteratura grazie a un abile innesto di esotismo, azione e teorie scientifiche astruse. Ambientato nel bel mezzo della giungla sudamericana, questo romanzo spumeggiante di Weisbecker (scrittore nato in Costarica, sceneggiatore tra le altre cose di Miami Vice) ci proietta in un mondo caotico costellato di spacciatori, serpenti, traffici internazionali, cani petomani e pistoleri incalliti. Il protagonista della vorticosissima trama è un desperado americano, pazzoide ed ubriacone, sfuggito al naufragio del Don Juan - imbarcazione sulla quale sprofondava nel vizio più estremo - accompagnando «il più eccezionale carico di marijuana della storia» in Colombia, nei meandri della Serra Nevada di Santa Marta. A un certo punto, in una sarabanda di gustosi colpi di scena, l’apparizione di un libro di meccanica quantistica: sarà la scintilla per la diffusione del principio di indeterminazione di Heisenberg tra i narcos bifolchi (che magnifica trovata per avvicinare a concetti scentifici complessi anche chi non è avvezzo alla fisica!) fino all’obiettivo finale, ovvero quello di scovare un ignaro professore dell’Università di Berkeley. La prosa di Allan C. Weisbecker, semisconosciuto nel Belpaese, non offre stilisticamente alcun apporto innovativo, ma possiede una tenuta solida, completamente al servizio della burrascosa e appassionante vicenda. E se la relazione tra l'universo dei banditi e la meccanica quantistica appare a primo acchito azzardata, basta introiettare l’idea che il nostro universo sia caratterizzato da un ordine solo apparente e che al di sotto di esso il caos regni supremo perché i Bandidos Subatomici, armati sino ai denti e rimpinzati d'alcool e droga, vengano recepiti come una componente fondamentale dell'immensa entropia che regola il nostro mondo. Questione di punti vista, insomma. Una lettura adatta a smaltire una giornata in spiaggia, certo, ma anche buona per riflettere e imparare senza annoiarsi mai.

Cosmic bandidos
Allan C. Weisbecker (Meridiano Zero)

mercoledì 9 dicembre 2009

Ciao Hombre Lobo...


Qualche giorno fa è venuto a mancare Paul Naschy, grande icona del cinema horror europeo. Attore, sceneggiatore e regista, se ne è andato all’età di 75 anni in seguito a un cancro. Il suo vero nome era Jacinto Molina. Definito il «Lon Chaney spagnolo» per aver interpretato nella sua carriera tutti i mostri classici del cinema gotico, da Dracula al gobbo deforme allo scienziato folle e, ovviamente, l’uomo lupo. Indimenticabili, per gli appassionati, le sue interpretazioni del tormentato hombre lobo Waldemar Daninsky. Fra i suoi film, il primo Le notti di Satana (La marca del hombre lobo, 1968), I diabolici amori di Nosferatu (El gran amor del Conde Dracula, 1972), Il mostro dell’obitorio (El jorobado de la morgue, 1973) e numerosissimi altri classici del genere…

Capolavoro di Fulci (girato in Puglia)!

domenica 6 dicembre 2009

Ancora sul Sud e la letteratura...

«I narratori del nuovo Sud devono guardarsi costantemente alle spalle, per difendersi dalle insidie del vecchio. La tradizione meridionalistica e quella neorealistica hanno infatti condotto al cristallizzarsi di temi, situazioni, linguaggi e prospettive tipicamente meridionali, in cui lo scrittore del Sud, anche il più vigile, rischia di restare invischiato a ogni passo. Di qui, il salutare lavoro di sottrazione, di disincrostazione dalle più viete chiavi di lettura...»

Uccidiamo la luna a Marechiaro,
il Sud nella nuova narrativa italiana
Daniela Carmosino - (Ed. Donzelli)

Allo sfascio...


pic by GregoryHogan.

sabato 5 dicembre 2009

Apaz!!!!

È ancora possibile affrontare oggi, a vent'anni dalla sua tragica scomparsa e dopo decine di pubblicazioni sull'argomento, il corpus d'opera e la vita di uno degli artisti più amati da pubblico e critica come Andrea Pazienza senza incappare nel già visto, scritto e sentito? Evidentemente sì. A maggior ragione se a farlo è un giovane esperto di indubbio valore (da anni collabora con Starmagazine nonché con la storica rivista di fumetto Fumo di China) come Oscar Glioti. L'autore compie con questo agile volumetto un'analisi critica della poliedrica produzione del Paz nazionale, ripercorrendo la sua breve ma intensa parabola artistica e concentrando l'attenzione e l'approfondimento sui protagonisti delle sue storie più famose: Pentothal, Zanardi e Pompeo. Un arco di carriera in cui il fumettista pugliese si muove da un estremo all'altro delle possibilità espressive del mezzo con grande talento e abilità. Da un lato Pentothal, in cui vige la predominanza dell'aspetto visivo a discapito della continuità della narrazione, dall'altra Pompeo, che sfiora il romanzo illustrato per la predominanza del testo e la scarnificazione delle immagini. In mezzo il colossale Zanardi, crudele antieroe specchio di una inesorabile trasformazione, quella che dalla violenza corale degli anni di piombo confluisce rapidamente nella ferocia gratuita ed individualista degli anni Ottanta. Un saggio bello e interessante che appassiona anche per l'apporto intimistico di Glioti, che a margine dell'accurato approfondimento non manca di spiegarci cosa è stato (ed è) per lui un artista «maledetto» come Pazienza. Forse l'apparato iconografico risulta nel complesso un po' carente, ma nella marea di diritti d'autore accavallati immaginiamo vi siano stati un po' di problemi a reperire maggior materiale (le opere del vecchio Apaz sono notoriamente sparpagliate tra redazioni di riviste ormai morte, scantinati di amici di vecchia data e musei più o meno ufficiali). In soldoni: un libro che non può mancare tra i cultori delle Nuvole Parlanti.

Fumetti di evasione - Oscar Glioti (Ed. Fandango)