venerdì 23 ottobre 2015

STALLO!

...e insomma com'è e come non è alla fine abbiamo deciso che è ora di darsi una calmata. Dopo otto anni di attività piena, alimentati da una discreta dose di passione e da un pressoché puntuale post al giorno (tranne i periodi in cui eravamo impegnati in qualche festival o presentazione in giro per la penisola), questo spazio si mette in standoff.
Non sapremmo dire per quanto, magari poco, chissà, vedremo. Una certa stanchezza per il caos della rete e la necessità di stare dietro a molte cose in divenire (romanzo nuovo, certi progetti di scrittura di cui è ancora prematuro parlare ma anche alcuni lacerti di vita sociale ai quali ritornare a dedicare la dovuta attenzione) ci obbligano a tirare il freno a mano, magari per riuscire a trovare nuova linfa vitale. Torniamo presto, lo sappiamo bene, non siamo mai stati particolarmente ferrei nel rispettare le decisioni, soprattutto quando figlie di momenti di particolare tensione lavorativa come questo (pur con il dovuto understatement, non si può negare che il cambiamento di editore in atto, il rinvio perenne della realizzazione della pellicola tratta da Uomini e cani nonché una serie di piccoli inconvenienti di salute che hanno punteggiato l'ultimo anno alla fine qualche strascico umorale in chi vi scrive sono riusciti a imprimerlo...).
E insomma così è: stay tuned! 

giovedì 22 ottobre 2015

scritti in vetrina, Lecce

da Repubblica Tv

il mitico Giallo Mondadori (5°)

dopo un po’ si ritorna sempre al paesello natio…
Presento velocemente le ultime letture del mitico G. M. (dimezzate le uscite, purtroppo) iniziando da Charlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers dove ritrovo uno dei personaggi più riusciti nell’ambito del romanzo poliziesco (ne ho parlato qui) Tutto parte da una collana. Una maledetta collana di perle, le famose perle di Phillimore di Sally Jordan acquistate dal “grosso pescecane di Wall Street” P. J. Madden (segretario che suscita sospetto) con l’intermediazione dell’amico gioielliere Alexander Eden. Solo che il compratore le vuole prima ricevere a New York e poi, cambiando improvvisamente idea, al suo ranch nel deserto. Qualcosa non quadra…
Il nostro Charlie Chan, detective della polizia di Honolulu, che deve consegnare la collana per la sua amicizia con Sally, arriva a pagina ventitré in veste di “un ometto grassoccio vestito alla foggia occidentale e con un’aria abbastanza insignificante”, guance pienotte, pelle d’avorio, “occhi limpidi e penetranti, con le pupille simili a neri tizzoni sotto la luce gialla del lampadario”. Data la situazione poco chiara l’idea è questa: Bob Eden, il figlio di Alexander, si presenterà direttamente al ranch mentre il nostro detective… lo ritroveremo come cuoco proprio lì con il nome di Ah Kim!
Non la faccio lunga: un pappagallo che urla all’assassinio, un morto ammazzato che ci deve essere e non c’è, lo stesso pappagallo avvelenato, un altro uomo ucciso durante un viaggio in macchina, l’arrivo di un naturalista interessato alla fauna del luogo e della polizia nelle vesti del capitano Bliss, piedi piatti e occhi bovini, che non ne indovina una.
E insomma un bel plot di eventi, di colpi di scena e personaggi (c’è pure un giornalista e una “cerca Sfondi” per il cinema) descritti con brio e leggerezza. Al centro (anche se talora defilato) il nostro Charlie Chan con la sua affabilità, la sua ironia e la sua saggezza orientale.
Intrigo in costa azzurra di Rhys Bowen. Una missione delicatissima da parte di Sua maestà per Lady Georgiana Rannoch, trentaquattresima in linea di successione al trono d’Inghilterra. Praticamente recuperare un prezioso reperto della suddetta regina, “una tabacchiera di grande valore” sgraffignata, si pensa, da sir Toby Groper “uno degli uomini più facoltosi del paese”, ossessionato collezionista.
Ambiente la riviera di Nizza, tempo gennaio ma si sa che lì questa stagione è come se non ci fosse. In qualche modo la nostra riesce ad incontrare Toby che cerca invano di sfruttare l’occasione, in quel senso. Dopodiché si ritroverà nella sua piscina “steso a faccia in giù, riverso sul primo gradino e semisommerso dall’acqua” colpito alla testa.
Georgiana dovrà dimostrare la sua innocenza (tra l’altro c’è una dichiarazione compromettente di un testimone) al baffuto ispettore Lafitte e scovare il colpevole tra una sfilata di moda per Coco Chanel e le attenzioni premurose di un bel francese. Alla fine una frase, qualcosa che aveva udito alla villa di sir Toby a proposito di… e il gioco è fatto. Un classico con una sosia inquietante in giro e il passato che ritorna funesto (mai che ritorni, al limite, solo incazzato).
Perry Mason e la rossa ambiziosa di Erle Stanley Gardner. Una rossa, Evelyn Bagby, “avvenente cameriera in cerca di un’occasione nel mondo del cinema”, in giudizio accusata di un furto ai danni di un’attrice hollywoodiana. Difensore d’ufficio il giovane Frank Neely. Da solo forse non ce la farà a tirarla fuori dai guai, ma con l’aiuto inaspettato di Perry Mason il problema sembra più risolvibile (intanto una bella lezione su come condurre l’interrogazione di un teste accusatore).
E infatti la nostra pimpante rossa viene scagionata con la possibilità di ottenere un congruo risarcimento. Ma c’è qualcuno in auto con la testa infilata in un sacco (si scoprirà poi che trattasi di una federa di guanciale) e due buchi per gli occhi che la sta seguendo. Evelyn, impaurita, spara due volte alla cieca. Solo che il guidatore si ritrova con un buco nella tempia. Come spiegare l’accaduto?
Inevitabile processo e scontro tra Hamilton Burger, grosso procuratore distrettuale, e Perry Mason tra ghigni, guaiti, dichiarazioni, repliche, obiezioni accettate e respinte, proteste, scatti, risatine, latrati, gracchiamenti, esultanze con il giudice Kippen “sconcertato e perplesso”. Una lezione da manuale sul sistema giuridico americano.
La collera di Napoli di Diego Lama. Napoli 1884, al tempo del colera. Si parte da una donna segata in due il cui artefice è un ragazzo di sedici anni e si continua con la vicenda dei fatidici delitti delle Sirene, ovvero giovani fanciulle mutilate e abbandonate sulla spiaggia delle Trecorone (miezzèca!). Dalla mano di una di esse una medaglietta con incisa una rosa. Indaga il commissario Veneruso, brusco, di poche parole, caffè e sigaro al bisogno, con i suoi collaboratori: Salvo Serra (fissato con le donne), l’ispettore Antonio Polverino (fissato con i figli che gli muoiono uno dopo l’altro), l’agente Domenico Ruocco “cafone, sporco e privo d’educazione”.
Preso di mira il convento di Santa Maria Vergine di Porta Capuana diretto da suor Giuseppina dove vivono ben settecento ragazze lasciate nella famosa ruota degli esposti. Qui c’è qualcosa che non quadra, una suora bellissima, troppo bella, due preti e altre suore che forse nascondono un terribile segreto. Come contorno la città di Napoli invasa dal colera, i fuochi per bruciare le cose degli ammalati, l’ospedale della Conocchia, le sofferenze della popolazione in una società fatta solo per i signori che se la cavano sempre anche quando commettono un delitto.
La morte di una giovane donna sfracellata sulla strada (si è buttata o l’hanno buttata?) offre lo spunto al nostro commissario per risolvere il mistero delle Sirene. “Finalmente aveva capito tutto. Quasi tutto.” Perché al termine della storia non può mancare il colpo a sorpresa come nella migliore tradizione. Un classico.
Incubo di Anne Blaisdell. Pat Carroll, americana, già ce l’aveva con gli inglesi per le loro “strane” abitudini (ad esempio “guidare sul lato sbagliato della strada”), quando si trova con la sua Jaguar (questa, però, l’avevano fatta bene) sulla loro terra davanti ad un vero e proprio diluvio con “la spiacevole sensazione di avere deviato inavvertitamente dalla strada principale”. Deve andare a far visita alla madre di Stephen, suo fidanzato morto in un volo sperimentale. Una visita che si trasformerà in un vero incubo. Lungo il viaggio soccorre l’automobilista scrittore in panne Alan Grentower e tra loro nasce subito una bella intesa che sfocia in un appuntamento a Newcastle dopo la famosa visita.
Al dunque la scampata suocera, signora Trefoile piccola e grassa come la regina Vittoria, capelli grigi raccolti sulla nuca e “ gli occhi di un azzurro slavato” che vive in una casa buia per le tende pesanti, piena di “mostruosità dell’epoca vittoriana” e “di odore di muffa” (brrr!). Prima di tutto in chiesa per offrire una preghiera alla memoria di Stephen. Ci vuole “pazienza e comprensione” pensa la nostra Pat. Quando però arrivano altri segnali di pazza bigotteria incomincia il dramma…
L’obiettivo della scrittrice non è quello di proporre una trama complessa difficile da sciogliere, insomma il classico giallo ad enigma, (dopo un po’ siamo in grado di immaginarci lo svolgimento) ma di creare un’atmosfera, una suspense, una ossessione con venature gotiche e di legare il lettore ai tentativi della giovane Pat Carroll di uscire fuori dalla situazione incredibile in cui è stata coinvolta. E ci riesce piuttosto bene.
Alla prossima con il solito “se”… (ma spero ancora una volta di farcela). [articolo by Fabio Lotti]
pics by Mort Kunstler

mercoledì 21 ottobre 2015

l’intervista di Rolling Stone del 1985 a Michael J. Fox...

(oggi è il back to the future day. Nel 1985 il giovanissimo Fox diventò una star mondiale grazie a Back to the future che quest'anno compie trenta anni. Se Marty McFly tornasse ora, questa vecchia intervista del Rolling Stones lo farebbe sentire a casa).
Se potessi viaggiare nel tempo, dove andresti?
A un certo punto della mia vita ho letto tutto sugli indiani d’America. Spesso mi sono chiesto come sarebbe finire nel mezzo della cultura indiana e vedere com’è. Poi, quando ero in Inghilterra [per girare la prima puntata della nuova stagione di Casa Keaton], ho passato un po’ di tempo in un pub costruito ai tempi di Elisabetta I. Mi chiedevo come sarebbe stato bazzicare con i banditi che frequentavano il posto allora. Ma credo che mi piacerebbe fare quello che ha fatto Marty in Ritorno al Futuro: andare e vedere che succede.
C’è un evento storico che ti ha sempre affascinato?
Sono un fan della storia, ma non la studio. Quando leggo qualcosa di storico, lo faccio perché mi intrattiene. La nascita di Cristo sarebbe una cosa figa da vedere. Così come la scoperta del fuoco, il giorno in cui qualcuno ha fatto cadere una pietra e visto la scintilla, e qualcuno ha detto, «Oh, non male,» e allora hanno fatto cadere la pietra un’altra volta e la scintilla ha appiccato un fuocherello su delle foglie. Allora potrei andare da loro e dire, «Questa parte non sta bruciano», tirando fuori il mio accendino.
Sempre pronto a far divertire gli altri.
Sì, vaudeville del 10.000 a.C. Amo far ridere la gente. Mi ricordo che quando ero molto piccolo, mia madre stava aspettando degli ospiti e mi disse di cambiarmi i pantaloni. Allora sono andato di sopra e sono sceso in boxer dicendo, “Questi sono gli unici pantaloni che ho trovato.” Che cosa stupida! Ma tutti si sono fatti una risata. Credo sia stata la mia piccola scoperta preistorica. (continua qui)

figlio di cotanto padre...

«E mi sentii me stesso più di come mi fossi mai sentito, come se gli anni che avevo vissuto fino a quel momento avessero formato su di me degli strati di pelle e muscolo che altri vedevano come se fossi io mentre quello vero era rimasto sempre al di sotto e scrivere - anche scrivere male - avesse sbucciato questi strati e allora seppi che se volevo restare sveglio e vivo in questo modo, se volevo restare me, avrei dovuto continuare a scrivere».

I pugni nella testa 
Andre Dubus III - (Ed. Nutrimenti)

lunedì 19 ottobre 2015

greeting from Lecce...

(tornati ieri dal Festival di Lecce. Qui trovate un bel po' di immagini e qualche resoconto della bella esperienza - location davvero suggestive, quelle dei cortili barocchi del capoluogo salentino - mentre per l'aggiornamento del blog ci prendiamo qualche giorno ancora: dopo quasi otto anni di ininterrotta attività, stiamo infatti seriamente valutando se chiudere o quanto meno rimodulare questo spazio...)

mercoledì 14 ottobre 2015

leccelegge... oh, yeah!

nei prossimi giorni saremo tra gli ospiti chiamati ad animare LecceLegge, primo festival letterario del capoluogo barocco dedicato in questa edizione interamente alla figura di Italo Calvino. L'evento, composto da una serie di appuntamenti in cui scrittori, insegnanti, educatori, attori, illustratori, musicisti e accademici di scienze varie daranno vita a incontri tematici e laboratori di lettura, si svolgerà nelle due giornate di sabato 17 ottobre e domenica 18 ottobre.
Molti i nomi di richiamo che la città (coadiuvata dalle Associazioni Arteverso, Nireo e leccelegge) ha riunito per questa prima edizione della rassegna: ad accompagnare il titolare del blog ci saranno infatti Roberto Cotroneo, Francesco Caringella, Luisa Ruggio, Elisabetta Liguori e molti altri autori di rilievo. Gli scrittori, oltre a impegnarsi in un ciclo di letture all'interno dei cortili delle dimore storiche più suggestive del centro, incontreranno i ragazzi dei licei cittadini in una serie di incontri mattutini.
Noi saremo nella Aula Magna del Liceo G. Banzi Bazoli sabato 17 alle ore 9.30; sempre lo stesso giorno alle 19.00 inoltre leggeremo stralci del primo romanzo di Italo Calvino, I sentieri dei nidi di ragno, presso il Palazzo Tamborino Cezzi, Via Paladini 50.

lunedì 12 ottobre 2015

una luce in fondo al tunnel

con dubbio incorporato…
Gli scrittori di romanzi polizieschi intesi in senso lato sono ottimisti o pessimisti nei riguardi dell’animo umano? Stando ai loro parti mostruosi di morti ammazzati da tutte le parti verrebbe da considerarli più pessimisti dei filosofi più pessimisti. In molti casi il nero dell’uomo persiste fino all’ultima pagina. In altri, invece, proprio al termine dei loro massacri, ecco spuntare una luce nel buio. Una luce in fondo al tunnel.
Naturalmente non è una novità ed il sottoscritto riporta solo qualche esempio tratto da recenti letture. Partiamo da Perfidia di James Ellroy, un librone mastodontico che mette angoscia solo a guardarlo. Spunti veloci. Los Angeles. Sta arrivando la seconda guerra mondiale. Quattro rapine in un mese ed uno stupratore in giro. Alla loro caccia Hideo Ashida, giapponese di seconda generazione, laureato in biologia e chimica, poliziotto insieme a Pinker, Blanchard, Meeks ed altri personaggi più o meno citati in precedenti libri dell’autore. Poi ecco quattro giapponesi sventrati della famiglia Watanabe, quattro spade sporche di sangue. Suicidio o omicidio? Non la faccio lunga. Tradimenti, documenti falsi, accordi illegali, barbarie, si uccide, ci si ammazza di botte, si frutta l’altro amico o nemico, impasticcamenti, droghe, sesso dappertutto, il marcio dell’uomo che dilaga come una puzzolente chiazza di petrolio nell’America in guerra. Mitragliate di parole a getto continuo, a volte anche nelle parti basse.
Ma l’amore, il sentimento d’amore, quello vero, quello del cuore? Si può trovare in questo orrido miscuglio di merda? Si può trovare. In fondo. Proprio in fondo all’ultima pagina. William Parker, uno dei tanti poliziotti fradici (alcolizzato), entra in casa di Katherine Ann Lake (infiltrata). Un colpo di vento attizzò la fiamma del camino e illuminò di rosso i suoi capelli. Parker sentì l’odore della prateria e disse :- Katherine, amore. Come a dire che c’è sempre speranza. Speriamo.
Si continua con Scarafaggi di Jo Nesbø. Bangkok, gennaio 1998. Dim, prostituta sventurata come tante altre. Appuntamento con un cliente. Solo che lo trova “sdraiato sul letto a pancia in giù” con un coltello che spunta dalla giacca. Un pezzo grosso, Atle Mones, diplomatico norvegese, cosa assai spiacevole per l’attuale governo. Occorre qualcuno che vada laggiù e risolva il caso “in silenzio”, ovvero Harry Hole sbevazzone spilungone dai capelli chiari tagliati corti. Accetta solo se gli danno mano libera sul caso dello stupro della sorella down non risolto. Tra una indagine e l’altra, non priva di movimento, di suspense e pericolo per il nostro Harry, ecco spiattellata una società dove emergono: la prostituzione di ogni genere compresa quella infantile, i gay, i travestiti, le scommesse, la boxe thailandese (colpi con ogni arto), i fumatori d’oppio, i combattimenti di galli a porte chiuse. Relazioni sessuali a go-go e situazioni inconcepibili rese del tutto normali, polizia marcia o che chiude un occhio. Scontri e scontri, botte da orbi e pistolettate. Finale in crescendo (Harry si incazza di brutto) e una specie di sogno provocato dall’oppio. Una ragazza, quella di cui si era innamorato in piedi, sulla veranda. Un tuffo nell’acqua. Poi si fece silenzio e l’acqua verde rifletté nuovamente il cielo, come se lei non fosse mai esistita. Lui aspirò un’ultima volta prima di sdraiarsi sulla stuoia di bambù e chiudere gli occhi. Poi sentì il battere smussato delle bracciate. Ah, l’amore…
L’incanto delle sirene di Gianni Biondillo. Milano, settembre e caldo boia. L’ispettore Ferraro in piscina per togliersi qualche chilo di troppo (la figlia Giulia lo tratta come una palla di lardo), lui che, giovanotto secco secco, era chiamato Chiodo dagli amici del quartiere. Vorrebbe defilarsi un po’ da tutto ma questa volta deve vedersela con l’omicidio di una modella, una di quelle “sirene” o “divinità iperuranie” che volteggiano sinuose nella sfilata di moda del noto Varaldi. In effetti il colpo di fucile (un M24 SWS con mirino ottico) doveva toccare proprio a lui ma si è chinato al momento giusto a raccogliere delle orchidee. Da qui l’indagine che Ferraro conduce soprattutto per l’insistenza di una vecchia amica nel mondo della moda, Luisa Donnaciva, con la quale si ritrova abbracciato nella doccia come dieci anni prima (corsi e ricorsi storici). Una pista potrebbe essere quella di uno sgarro che il suddetto Varaldi avrebbe fatto a chi gli forniva la droga.
Accanto all’indagine la storia di Aisha, nove anni, riccioli ribelli e due occhioni azzurri (Occhiblù) e il fratello Mu’ammar costretti a lasciare il proprio paese bombardato per l’Italia dove vive un altro fratello. La bambina si ritroverà sola lungo il viaggio, avrà l’aiuto del clochard Baffo (Oreste) che vuole ritornare a casa perché sente giungere la sua fine e anche quello della prostituta Marta che accoglie i suddetti al momento del bisogno (da fiaba).
Al termine di un quadro desolante della nostra società (non sto a raccontarvi tutto) arriva Ferraro che nulla lo turba, nulla lo infastidisce. Lui non crede alla storia della livella. Siamo tutti diversi, anche nella morte. Ma qualcosa all’improvviso si rompe nel suo petto proprio davanti ad una bara. Ferraro si accorse che stava singhiozzando, sempre più forte. Senza freni.
Senza ragione apparente di Grazia Verasani. Siamo a Bologna con l’investigatrice Giorgia Cantini. Caso da seguire un suicidio di uno studente senza ragione apparente come da titolo. Ma la madre vuole vederci chiaro. Allora via attraverso il mondo degli adolescenti, il loro rapporto con il sesso, le trasgressioni, le inquietudini, incertezze e paure. Le indagini per scoprire la verità sono un pretesto per un altro tipo di indagine sugli altri e su noi stessi, sulla nostra umanità. Finale con rete ingarbugliata di sentimenti, tristezza grigia e piovosa come il tempo con qualche sprazzo di luce.
Alla fine del libro Mattia, il figlio sedicenne del capo della Omicidi Luca Bruni, compagno attuale dell’investigatrice Giorgia Cantini, corona il suo sogno d’amore con Celeste. In prima persona dalla suddetta Oh, cazzo dico ad alta voce, e mi sfrego gli occhi ridendo. Oh, cazzo. Poi mi metto a piangere.
Qualcosa che si smuove dentro di noi, un raggio di speranza, una luce in fondo al tunnel, dicevo. Magari con pianto liberatorio.
P.S. Piccolo dubbio. Speranza vera dello scrittore o trucchetto per “sciogliere” il lettore dopo l’esposizione di tanto male e tenerselo caro per il futuro? D’accordo, sono cattivo. [Fabio Lotti]

venerdì 9 ottobre 2015

I capelli di Harold Roux...

Aaron Benham insegna letteratura inglese in un’università del New England. Ha una bella casa nei sobborghi residenziali della città, una moglie e due figli che stanno diventando grandi - ed è nel pieno di una crisi di mezza età. Ha preso un anno sabbatico e sta cercando di scrivere un romanzo che non riesce a scrivere, continuamente distratto dalle persone che ama e che hanno bisogno di lui e dai ricordi che continuano ad affiorargli alla mente, dalla nostalgia, dai rimpianti. Il suo romanzo, I capelli di Harold Roux, è «una semplice storia di seduzione, follia e omicidio», come lo definisce lui stesso. Allard, il protagonista, ha poco più di vent’anni ed è appena tornato dalla seconda guerra mondiale. Non ha dubbi sulla bestialità dell’uomo, non crede nella violenza ma è spaventato dalla gioia che a volte il pensiero della violenza gli procura. Vuole diventare uno scrittore, sogno che condivide con Harold Roux, suo compagno di università e rivale intellettuale, che ha perso i capelli durante la guerra e indossa un terribile parrucchino; entrambi corteggiano Mary, una ragazza bellissima e naive - l’innocente, onesta, dolce America, la ragazza della porta accanto -, ma Allard è anche attratto da Noemi, la sua compagna di stanza, una militante comunista di buona famiglia che, come ogni ragazza borghese, conosce il linguaggio preciso del contatto fisico. Più Aaron mescola passato e presente e il romanzo prende forma, più appaiono in controluce i suoi stessi anni al college, le sue inquietudini di allora, i ricordi di un gruppo di amici abbastanza giovani da ricordare la cacciata dal paradiso.
Thomas Williams (1926-1990) è nato in Minnesota e ha trascorso la maggior parte della sua vita nel New Hampshire. I suoi racconti sono apparsi spesso, tra gli altri, sull'«Esquire» e sul «New Yorker» e sono stati raccolti in due volumi, il secondo dei quali, Leah, New Hampshire, pubblicato postumo. Ha inoltre scritto otto romanzi. È stato candidato per il National Book Critics Circle Award e due volte per il National Book Award, che ha vinto nel 1975. I capelli di Harold Roux è il suo primo romanzo tradotto in italiano (Fazi editore). Fra i suoi studenti e ammiratori si annoverano, tra gli altri, Stephen King, John Irving e Andre Dubus.

«Thomas Williams era uno scrittore meraviglioso. Scrisse un romanzo intitolato I capelli di Harold Roux, uno dei miei libri preferiti, su uno scrittore di nome Aaron Benham. Benham dice che quando si siede per scrivere un libro è come se si trovasse su una pianura buia con un fuocherello minuscolo. E qualcuno arriva e si avvicina al fuoco per scaldarsi. E poi arriva altra gente. E quelli sono i personaggi del tuo libro, e il fuoco è la tua ispirazione. E loro alimentano il fuoco, che si fa più grande, e alla fine si spegne perché il libro è finito. Per me è sempre stato così. Quando cominci, è molto freddo, una sfida impossibile. Ma poi magari i personaggi cominciano a prendere un po’ di vita, oppure la storia ha una svolta inaspettata... A me succede spesso perché non mi faccio scalette, ho solo un’idea vaga in mente. E quindi ho sempre la sensazione di trovare qualcosa, più che di fare qualcosa. È eccitante. È elettrizzante». Stephen King

giovedì 8 ottobre 2015

svetlana...

salutiamo il nuovo Nobel per la Letteratura. Si tratta della scrittrice e giornalista bielorussa Svjatlana Aleksievič. Lo ha annunciato l’Accademia Reale Svedese, segnalando che è stata premiata la «sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi». Il premio, del valore di otto milioni di corone (circa 850 mila euro), verrà consegnato il 10 dicembre - giorno in cui morì Alfred Nobel - a Stoccolma da Re Carlo XVI Gustavo di Svezia. (in Italia i libri dell'autrice vincitrice li pubblica Bompiani e E/o Edizioni)

martedì 6 ottobre 2015

patate nello spazio...

senza stare a farla troppo lunga, ché di recensioni di questo film - anche dettagliate - la rete pullula, ci preme unirci al coro di appassionati cinefili di genere sci-fi pienamente soddisfatti da The Martian aka Sopravvissuto, nuovo film «spaziale» con Matt Damon nei panni del naufrago sul Pianeta Rosso: una pellicola che funziona e che, al netto dei soliti WTF e qualche anelito patriottico smagato, diverte alla grande!
Ridley Scott, alle prese con uno script non suo - autore il Drew Goddard della premiata scuderia Joss Whedon - e tratto dal meticoloso romanzo di Andy Weir, un ingegnere informatico reinventatosi scrittore, si dimentica di essere il profeta dei futuri distopici di Alien e Blade Runner per fare al meglio quello in cui è da sempre insuperabile: modellare la materia in forma cinematografica (non dimentichiamoci che ha praticamente inventato i videoclip musicali!). E la storia di un moderno Robinson Crusoe dimenticato su Marte a seguito di una violenta tempesta non era certo - sulla carta - quanto di più appetibile per un regista abituato all'azione e ai movimenti corali. Invece sir Scott imbrocca finalmente il taglio giusto (il suo nome sarà negli annali della Settima Arte, nessuno lo nega, ma negli ultimi anni aveva un po' azzoppato la sua reputazione con alcune mezze ciofeghe) regalandoci un popcorn-movie perfetto, due ore e quindici di sollazzo magnificamente gestito che avvincono lo spettatore e lo restituiscono alla realtà sazio e persino un tantino rasserenato (ovvio, dura poco: viviamo tutti, come diceva Thoureau, una vita quietamente disperata!).
Levigata di tutti i pipponi meta-ingegneristici che appesantivano l'opera cartacea di riferimento, l'avventura del botanico-astronauta Mark Watney (il mascelluto Damon è perfetto per questo ruolo, con quegli occhi da bravo ragazzo con cui berresti volentieri una birra) è anzitutto scorrevole e ben scritta, una sceneggiatura in grado di calibrare abilmente il senso di pericolo e di scoperta (su Marte si muore come niente fosse e non c’è alcunché di romantico nella descrizione della quotidianetà sul Pianeta Rosso) mescolandolo con la leggerezza del racconto e la simpatia del protagonista senza per questo deteriorare l’impalcatura scientifica (cui pare abbia contribuito in parte persino la NASA stessa) che sorregge l'intero progetto. Una pellicola da godersi senza troppi scrupoli, quindi, col merito di un cast "stellare" (per l'appunto) in cui il buon Damon ritrova la bella e brava Jessica Chastain come in Interstellar, e il surplus di una compilation musicale anni Ottanta davvero da sturbo. Via, correte in sala!

lunedì 5 ottobre 2015

ciao ispettore Wallander...

delitti tra il vero e la finzione...

«Mi è stato chiesto di raccontare la mia versione delle scienze forensi in merito alla fiction e ho provato a farlo in questo libro. L’idea è stata di mettere nero su bianco qualche dritta utile per chi abbia voglia di scrivere un giallo o un thriller o qualcosa in cui a vario titolo c’entrino le scienze forensi, magari una sceneggiatura. Qui può trovare uno spunto, un suggerimento, qualche esempio su come avvicinare l’argomento e due o tre cose che invece sarebbe meglio non fare.
Il libro vorrebbe essere utile anche a chi legge: ho iniziato a studiare le scienze forensi perché, da giornalista specializzata in serie Tv e spettacolo ma con un passato nella cronaca, mi ritrovavo a chiedermi se tutto quello che vedevo sul piccolo schermo fosse frutto della fantasia sfrenata degli sceneggiatori o se ci fosse qualcosa di vero. E anche da lettrice di gialli e thriller qualche domanda mi è capitato di farmela: ricordo come fosse ieri (e non era ieri, ne sono certa) l’incredulità mista a (morboso) interesse nel leggere i romanzi di Patricia Cornwell. Vero o falso? E poi c’era questa cosa di Jack Lo Squartatore che non mi mollava. Perché Jack Lo Squartatore è passato alla storia con “solo” cinque vittime? Praticamente è più conosciuto di Ted Bundy che ne ha ammazzate cinquanta, di persone. Non che sia un primato onorevole, certo. Ma la domanda sorgeva comunque spontanea. Così, ho abbandonato la pur utilissima Wikipedia optando per testi scientifici e studi approfonditi.
Per evitare che la tensione salga alle stelle: alcune cose sono più vere del vero e altre sono false come una moneta da tre euro. Nei romanzi e nelle serie Tv sono i ruoli ad essere più o meno strattonati a uso e consumo delle esigenze narrative. Proprio come diceva il detective in pensione del nyPd. Scienziati forensi con poteri decisionali praticamente infiniti negli Stati Uniti pare non ne abbiano ancora visti.
E Jack Lo Squartatore è più famoso di Ted Bundy perché, ad oggi, il suo caso è ancora aperto mentre Ted è finito sulla sedia elettrica nel 1989».

Dietro la scena del crimine
Morti ammazzati per fiction e per davvero
di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)
uscita: 22 ottobre 2015

sabato 3 ottobre 2015

saturday pic (44): l'ultima gioventù...


art by Horacio Altuna
(in questi giorni è uscito l'ultimo romanzo di Ammaniti, Anna, che parla di un virus che uccide la popolazione appena raggiunta la maggiore età lasciando di fatto il mondo in mano a un branco di ragazzini selvaggi e senza legge. Altuna - un maestro con le cui donnine molti della generazione cresciuta negli '80 si sono trastullati perdendoci innumerevoli dottrie - ci aveva già pensato assieme all'inseparabile compagno di scritture Trillo nel loro inestimabile L'ultima gioventù, capolavoro corale in cui vengono narrate appassionanti storie di giovani in un mondo post-apocalittico assediato dal medesimo virus. Apprezziamo con grande e inossidabile trasporto lo scrittore romano, ma per favore facciamola finita con le recensioni che plaudono all'originalità dell'idea!).