domenica 28 settembre 2008

Il poemetto di Eliot

[«... Scherzando – Giove – con Giunone, "certo è più forte", disse, "il vostro / piacere sessuale di quello che ai maschi è dato di provare"; / lei dice di no; si stabilisce allora di domandare chi abbia ragione al dotto / Tiresia. A lui erano noti entrambi i tipi di piacere: / un tempo aveva infatti separato con un colpo di bastone / i corpi di due grandi serpenti che si accoppiavano nel folto della foresta / e da maschio che era – cosa stupefacente – s’era trasformato in femmina, tale rimanendo per sette anni; / all’ottavo, rimbattutosi negli stessi serpenti, «se avete potere», / aveva esclamato, «di mutare in senso opposto la sorte riservata a chi vi percuota / ecco, lo rifarò!» e, colpitili / era stato restituito alla sua prima forma e al suo sesso originario. / Nominato dunque arbitro della controversia scherzosa, diede ragione a Giove; cosa di cui Giunone, dicono, si adontò e dispiacque oltre misura, fino al punto di condannarlo a una perenne cecità. / Ma il padre onnipotente degli dèi (a cui pur non è dato, in ogni caso, di vanificare l’operato di un’altra divinità) per compensare Tiresia della vista sottratta /gli diede il dono di conoscere il futuro, alleviandogli con tale grazia il castigo)»]

LA TERRA DESOLATA
Thomas S. Eliot - (Rizzoli)

venerdì 26 settembre 2008

Diesel compie 30 anni

In occasione del trentennale, la Diesel si è regalata un pornazzo, rielaborando vecchi filmacci anni '70 in chiave decisamente geniale. Vedere per credere...

http://view.break.com/577249 - Watch more free videos

giovedì 25 settembre 2008

Cinema Polacco


Spesso le locandine e i poster dei film americani vengono leggermente modificati per essere adattati alle esigenze dei vari mercati nazionali. Nella Polonia di regime (ma anche in quella più recente) questa pratica ha toccato vertici artistici impensabili dalle nostre parti, con vere e proprie rivisitazioni pittoriche del concept originale (quassù Apocalypse Now e Indiana Jones). A questo link ben 50 stupendi capolavori.

lunedì 22 settembre 2008

«Il mooondooo è mio!»


Trasmesso dalle più infime emittenti private nostrane a partire dal 1981 (ma in realtà realizzato in patria già a metà dei '60), Fantaman è uno dei pochi anime in Italia a vantare il filmato originale della sigla d'apertura (con tanto di titolo in giapponese), da noi proposto per intero come sigla di coda. La popolare sigla di testa italiana invece - cantata dalla mitica Superbanda (nome fittizio dietro quale si cela il grande Doug «Rocking Horse» Meakin) aiutò non poco la diffusione di questa produzione TCJ (TeleCartoons Japan) che si divide in due stagioni di 26 episodi a colori cadauna. La televisione giapponese investì parecchio in questa produzione sulla scorta del successo del romanzo di Takeo Nagamatsu da cui l'anime è tratto. Il romanzo Ogon Bat (letteralmente «Pipistrello dorato») rappresentava, nel Giappone del 1930, il primo esempio di supereroe mascherato ritratto nella sua lotta solitaria contro il male. Nobuhide Morikawa, affermato cartoonist (suo un altro caposaldo dell'animazione nipponica: l'orrorifico Bem) cui affidarono la realizzazione dell'anime, decise di mescolare le ambientazioni del romanzo con un po' di sano gusto per il macabro, facendo del Fantaman letterario un essere mantellato dal volto di teschio, una creatura indistruttibile e luciferina (si annuncia con una risata diabolica) armata di un bastone magico che lo rende capace di scatenare le più terribili calamità contro i suoi nemici (un mefistofelico essere quattrocchi di nome Doctor Zero che urla di continuo, invero comicamente, la frase «Il mondo è mio!»).
  A differenza di Bem (Yokai Ningen Bem), Ogon Bat era destinato un pubblico di bambini, ma alla Daichi Doga rivoltarono l'ambientazione del romanzo. La crudeltà diventa una delle componenti fondamentali della serie ed anche se alla fine il bene vince, non è raro che i personaggi (buoni o cattivi che siano) muoiano veramente. Rubacchiando un po' ai cartoni animati di Superman e un po' alla tradizione teatrale d'impianto granguignolesco, la serie ebbe uno strepitoso successo meritandosi ben due film live-action (uno in bianco e nero, visto anche in Italia). In rete circola il trailer d'una nuova, moderna incarnazione in anime del personaggio, molto interessante, della quale però non si hanno notizie certe. (dati: ilregnodelleanime)

Creatura senza tempo.

«Alla Signora Saville, Inghilterra.
           Pietroburgo, 11 dicembre 17**
Ti rallegrerai nell'apprendere che nessun disastro ha accompagnato l'inizio di un'impresa alla quale tu guardavi con tanti cattivi presentimenti. Sono arrivato qui ieri, e la prima preoccupazione è stata di rassicurarti, cara sorella, sul fatto che sto bene e che nutro fiducia crescente verso quanto ho intrapreso. Sono già molto più a nord di Londra, e mentre cammino per le strade di Pietroburgo sento una fredda brezza di settentrione che mi sfiora le guance, mi rinvigorisce i nervi e mi riempie di gioia. Puoi capire questa mia sensazione? È la brezza che viene dalle regioni verso le quali io mi dirigo, il primo assaggio, per me, di quei climi gelidi. Ispirati da questo vento di speranza, i miei sogni a occhi aperti si fanno di giorno in giorno più accesi e vividi. Cerco invano di convincermi che il polo è il regno isolato dei ghiacci; si ripresenta sempre ai miei occhi come il luogo della bellezza e della felicità. Laggiù, Margaret, il sole è sempre visibile; il suo disco, che appena sfiora l'orizzonte, emana un perpetuo splendore.»

FRANKENSTEIN o IL PROMETEO MODERNO
Mary Shelley - (Oscar Mondadori, Milano 2006)

domenica 21 settembre 2008

Sempre irresistibile!


Io & Annie from Philapple on Vimeo.

«...La mierda, siempre merda es!»

Quien sabe? (1966), diretto da Damiano Damiani, è un robusto spaghetti-western dai marcati risvolti politici ed è in assoluto il primo ad assurgere a protagoniste vicende di ribelli messicani. Viene inopinatamente considerato uno dei fondatori del sottogenere detto zapata-western, filone pseudo «impegnato» cui appartengono molti altri spaghetti del periodo (come Tepepa, Vamos a matar, compañeros, e il celebre Giù la testa). Semplice e lineare la trama: nel Messico del 1917, durante la rivoluzione di Pancho Villa, un bounty-killer americano riceve dal governo locale l'incarico di uccidere Elias, generale dei ribelli. Per poter avvicinare l'ufficiale, il sicario entra nella banda di El Chuncho, un ex rivoluzionario che fornisce armi agli insorti. Questi lo ucciderà nell'indimenticato finale rispondendo col titolo del film (lett. «non lo so!») alla domanda del bounty-killer colpito a morte: «perché lo fai?». Gli attori sono tutti notevolmente in parte (il grande Gian Maria Volonté su tutti, semplicemente superlativo nella caratterizzazione di un El Chuncho mezzo santo e mezzo farabutto, ma anche Lou Castel rende un buon servigio al suo personaggio trattenendosi dal gigioneggiare), mentre la rievocazione ambientale è riuscita e fascinosa, interamente al servizio di una efficiente sceneggiatura di Franco Solinas (autore, tra l'altro, del mai troppo osannato La Battaglia di Algeri). Il tutto possiede una equilibrata commistione di messaggio/spettacolo che rende la pellicola, nonostante un'ovvia semplificazione dello sguardo antimperialista, ancora oggi estremamente godibile.
Prete : «Che ci fa un religioso fra quei banditi?» 
El Santo: «Cristo è morto fra due banditi»

venerdì 19 settembre 2008

Se n'é andato pure Crumley!

«Ormai è fatta. Non è detto che questa sia la mia ultima terra. In gola ho ancora il sapore dell'orso, amaro del sangue degli innocenti; e nei recessi del mio vecchio cuore riesco ancora a ricordarmi il gusto dell'amore. Forse mi trovo qui solo per riposare. Per farmi un po' di birre ghiacciate, al calduccio. Ma non importa quale sarà la mia ultima terra, perché le mie ceneri sono destinate a tornare nel Montana. Forse ho solo smesso di cercare l'amore. O forse no. Forse me ne andrò a Parigi. E chi lo sa? Ma col cazzo che me ne tornerò in Texas». James Crumley (1939-2008)

giovedì 18 settembre 2008

la cupa disillusione di Bonazzi

Può capitare in rete d'imbattersi in opere spiazzanti e meravigliose come queste qui di fianco e scoprire, con somma goduria patriottica, che esse non appartengono ad un Dave Mc Kean (giustamente osannato) né a qualche suo dotato connazionale ma, dio sia lodato, ad un artista nostrano: si chiama Stefano Bonazzi e nasce nel 1983 a Ferrara, la città in cui attualmente vive e lavora. Appassionato d'arte moderna, grafica digitale, video-arte e design architettonico, la sua formazione autodidatta parte dal disegno a carboncino per approdare infine alla fotografia e all’elaborazione digitale. «Ogni mio lavoro è intriso della prospettiva con la quale affronto la vita: una visione disillusa e cinica che mi porta a concentrarmi sugli aspetti negativi delle cose. Questo mio modo di osservare la realtà non vuole però essere un disincanto fine a sé stesso, ma piuttosto un punto di vista alternativo al buonismo diffuso e alla falsità di fondo costitutivi della nostra società. Il mio percorso creativo si snoda attraverso la rappresentazione di stati d’animo tormentati, ma mai definitivi». Qui il suo official site.

lunedì 15 settembre 2008

domenica 14 settembre 2008

Incredibbbile!!!

Lo scrittore americano David Foster Wallace, 46 anni, che aveva raggiunto fama internazionale 12 anni fa con il romanzo Infinite Jest, è stato trovato morto impiccato nella sua abitazione a Clermont, nel sud della California. Secondo le prime informazioni diffuse dalla polizia locale, è stata la moglie a scoprire il cadavere. Wallace era un narratore, saggista e autore noto per l'ironia cupa e i suoi libri hanno un ampio seguito e un pubblico appassionato in vari paesi del mondo. In Italia aveva fatto il proprio debutto pubblico alle Conversazioni di Capri due anni fa con il collega Jonathan Franzen. Infinite Jest fu, al debutto nel 1996, un libro-evento, un tomo di oltre 1400 pagine che in Italia fu lanciato da Fandango con ampia eco nel 2000, con la traduzione di Edoardo Nesi e con una lettura pubblica di tre giorni che coinvolse grandi nomi della narrativa. Il libro lo consacrò come una figura di primo piano nella letteratura americana contemporanea e gli valse un finanziamento come 'genio' dalla MacArthur Foundation.

sabato 13 settembre 2008

Il vecchio Tomas Milian a Stracult!

ribrezzo...

Uno tsunami di polemiche. Continua senza soste l’agonia mediatica e politica che ha colpito l’ex Festa del Cinema di Roma da quando Alemanno ha succeduto Veltroni alla guida della città eterna. A finire sulla graticola Gianluigi Rondi, Presidente della Fondazione alla guida del Festival, designato da Alemanno al posto di Goffredo Bettini, che tanto bene aveva fatto nelle passate due edizioni. Pietra dello scandalo il nuovo e attesissimo film di Oliver Stone, W., annunciato a Roma da settimane e poi finito al Festival di Londra. Secondo Cristelle Dupont, che si sta occupando della promozione del film ed era in trattative da mesi con il Festival di Roma, gli stessi organizzatori del Festival avrebbero a un certo punto fatto sapere che il film non sarebbe stato gradito al Premier Silvio Berlusconi, gran sostenitore e amico di Bush. Da qui i dubbi dell’entourage di Stone e il passaggio a Londra. Rondi smentisce seccamente tutto. (fonte cineblog)

mercoledì 10 settembre 2008

Arte per l'Europa


In occasione della Stagione Culturale Europea - organizzata dalla Presidenza francese dell’Unione europea - sono stati invitati 27 grafici, uno per ogni paese dell’Unione, a creare una immagine sul tema del camminare, per celebrare l’Europa di oggi. Questo semplice movimento in avanti come metafora del cammino che le popolazioni europee stanno compiendo. Un segnale di incontro, di riconciliazione, per ridurre le distanze che ancora ci separano. La mostra è curata da Philippe Apeloig, grafico di fama internazionale, che ha selezionato i 27 progettisti. I manifesti, di grande impatto visivo, sono esposti sui tabelloni degli Aeroporti di Parigi godendo quindi di una straordinaria visibilità. (Qui la gallery)

Arriva Red Sonja!

Red Sonja, l'eroina barbara in bikini a scaglie, ha debuttato nel mondo dei fumetti nel 1934, in un racconto intitolato The shadow of vulture uscito sulla rivista The magic carpet a firma del maestro Robert E. Howard. Dal personaggio tratteggiato a parole da Howard, ha preso spunto negli anni '70 la Marvel, in particolare Roy Thomas e Barry Windsor-Smith. La nostra eroina fa la sua comparsa nell'universo Marvel nei numeri 23 e 24 delle avventure di Conan, il principe cimmeriano che incontra la rossa guerriera nella città di Makkalet. Red Sonja da alcuni anni ha un suo albo edito per la Dynamite Entertainment, che vende la bellezza di 200 mila copie ed è un vero successo editoriale.
Stavolta a indossare i ridotti panni della guerriera sarà Rose Mcgowan, l’ex sexy strega televisiva, ex compagna di Robert Rodriguez. La provocante Rose, dopo aver rifiutato un altro piccantissimo ruolo derivato anch'esso da un albo a fumetti, ha deciso di dare volto, corpo e parole alla rossa barbara. L'annuncio è stato diffuso dalla Millennium Films e dalla Nu Images. La pellicola sarà prodotta dallo stesso Robert Rodriguez e diretta dal regista di Highlander: Endgame Douglas Aarniokoski. A occuparsi della sceneggiatura Roy Thomas e David N. White. L’uscita del film è prevista per il 2009.
Altre due attrici avevano indossato le vesti della guerriera: Brigitte Nielsen (1985) e Angelica Bridges (2000).

intervallo: Goldrake in 3d

martedì 9 settembre 2008

9 sett 1908/2008: cent'anni di Pavese...

Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese situato nelle Langhe, in provincia di Cuneo, nel cascinale di San Sebastiano dove la famiglia trascorreva il periodo estivo e dove conobbe nella bottega del falegname Scaglione, lungo lo stradone che porta da Santo Stefano a Canelli, il più piccolo dei figli, Pinolo, al quale rimarrà sempre legato e che descriverà in alcune sue opere, soprattutto ne La luna e i falò dove comparirà col soprannome di Nuto. Oggi avrebbe compiuto 100 anni.

Meno, ma molto meno di zero.

Meno di Zero è il primo romanzo dello scrittore californiano Bret Easton Ellis. Scritto a ventun'anni - costituiva originariamente la tesi finale del suo corso universitario - sancì la nascita di una nuova stella nel firmamento letterario made in USA arrivando a guadagnarsi una degna trasposizione in pellicola: Al di là di tutti i limiti (titolo originale Less than Zero), con Robert Downey Jr nei panni del protagonista. Il romanzo è la cronaca delle vacanze di Natale del giovane Clay, durante le quali torna nella natìa Los Angeles e scopre (senza che questo scombussoli granché la sua esistenza) quanto la propria vita sia inutile. Viziosa, appagata e inequivocabilmente vuota. Perché nel lavoro di Bret Easton Ellis è proprio il vuoto bruciante della quotidianità a farla da padrone. Quel vuoto che nel corso degli altri romanzi troverà una sua completa messa a fuoco (incarnandosi ad esempio nel serial-killer protagonista di American Psicho su tutti) e che diventerà la cifra stilistica di questo autore. Clay e gli innumerevoli personaggi di contorno, tutti volutamente simili fra loro, che si sfondano di alcool e droga e poi si stordiscono davanti a MTV, rappresentano una classe sociale materialista e anaffettiva, gelidamente incapace di vivere esperienze emotive reali (a meno che non siano superficialmente estreme). Ma sono anche un carosello di feticci in stile eighties che conquistano tanto il lettore che abbia vissuto quegli anni quanto semplicemente chi voglia comprendere un periodo per certi versi paradigmatico della storia della società occidentale (erano gli anni dell'edonismo, e della fine della Guerra Fredda). Anche Meno di zero come gli altri romanzi di Bret è una lama a doppio taglio. Si entra nella lettura spediti come locomotive, si divorano le pagine, ma allo stesso tempo una sottile inquietudine spinge il lettore a sperare che tutto finisca, al più presto, prima che sia troppo tardi!
MENO DI ZERO
Bret Easton Ellis - (Bompiani)

i peggiori fumetti della storia (4)


sabato 6 settembre 2008

Vai Mickey!

«One, two, Ram»: in una sala di un centro congressi in periferia, la leggenda del wrestling anni '80 Randy "Ram" Robinson firma autografi e si fa scattare fotografie per otto dollari l'una. Intorno a lui, altri ex lottatori, invecchiati e appesantiti, chi sulla sedia a rotelle, chi costretto ad andare in giro con il catetere, aspettano l'arrivo di qualche fan per fare due soldi con gloriose VHS o altri gadget. Si parta da qui, da questo momento di The Wrestler, film che riporta Darren Aronofsky in Concorso a Venezia a due anni dalla delusione The Fountain, per concentrarsi sulla cifra narrativa e stilistica, soprattutto emozionale, adottata dal regista per l'intero corso dell'opera: nella quotidianità di questo lottatore sul viale del tramonto, i gesti, gli acciacchi e l'enorme difficoltà di vivere al di fuori del ring - sul quale ritorna ogni fine settimana per esibizioni pagate miseramente - si portano al centro di uno sguardo doloroso, nostalgico e commovente su una realtà quasi mai raccontata al cinema (tutto quello che ruota intorno al mondo del wrestling), ma non per questo scevra di enormi riferimenti. Da Rocky Balboa a Randy Robinson - impossibile solo lontanamente immaginare qualcun altro ad impersonarlo che non fosse Mickey Rourke, a questo punto in pole position per la Coppa Volpi - il passo è però meno breve di quanto possa sembrare: "Ram" l'ariete è solo, in un "mondo che se ne frega di lui", con una figlia adolescente (Evan Rachel Wood) che prova inutilmente a riconquistare dopo anni passati chissà dove e l'illusione di un nuovo amore (Pam/Cassidy, spogliarellista non più giovanissima interpretata da una sempre brava Marisa Tomei) che non ci sarà mai. Aronofsky è bravo a non cedere di fronte ad inutili svolte mielose o prevedibili sentimentalismi, allontanandosi da qualsiasi presunzione metafisica che sembrava averlo un po' condizionato nel precedente film, e non smette di seguire il suo Randy - inquadrandolo spesso di nuca, con macchina a spalla e pianisequenza - illudendoci, illudendolo, di poter sognare altri ingressi trionfali: l'eco dei tifosi rimbomberà poco prima di inziare il nuovo lavoro al banco alimentari, ma non appena oltrepassata la tendina del «dietro le quinte» sarà il silenzio a calare nuovamente sulla sua vita. Lo stesso che l'aveva accolto dopo l'infarto - costringendolo a smettere con le esibizioni e tentare di ricominciare una vita "normale": ma è un fallimento che Randy non può sopportare, preferendo una volta di più il martirio della carne (e la battuta iniziale della Tomei su La passione di Cristo assume successivamente diverse forme di senso...) e il grido del pubblico, accettando l'epico confronto con «The Beast of Middle-East» a vent'anni dall'ultimo combattimento. Il guerriero spiccherà il suo ultimo volo.
(fonte: Sole24ore)

venerdì 5 settembre 2008

Ferro e fuoco a Galatina!


Domani, sabato 6 settembre, nella ridente cittadina di Galatina (Le), avrà luogo la prima Notte Bianca della Letteratura e dell'arte. Quaranta e più scrittori presentano i propri libri per le vie del borgo antico in una lunga maratona letteraria. Ferro e fuoco sarà in Corso Garibaldi a tarda notte (ore 1.00), con me ci sarà l'amico Dario Goffredo. Accorrete numerosi...

Summertime blue(s)


Gallipoli vista da TMax66.

giovedì 4 settembre 2008

Un pistolero cazzuto per davvero...


Jonah Hex è uno dei personaggi più inusuali del mondo dei fumetti mainstream made in USA. Personaggio dalla storia piuttosto antica - essendo stato pubblicato in albi DC a lui dedicati fin dai primi anni '70 - vide la luce grazie alla penna di John Albano (per i disegni di Tony DeZuniga), il quale realizzava western atipici, violenti e sanguinari. La sua prima apparizione risale ad All Star Western n.10 (National Periodical Publications, 1972). Da quel momento Hex continuerà ininterrottamete ad essere ospitato dalla rivista (con la sola eccezione del n.15), che cambierà presto nome in Weird Western Tales (col n.12), per poi mutare infine in testata a lui interamente dedicata (col n.18 e fino al conclusivo n.38). Nel 1977, Jonah Hex si trasferisce in una sua testata personale, firmata inizialmente da Michael Fleisher, che durerà per ben 91 numeri fino al 1985. A quel punto Hex compirà un viaggio nel futuro, trasformando la serie in un improbabile fumetto fantascientifico intitolato soltanto Hex e chiuso dopo soli 18 numeri nel 1987. Nel periodo in cui è stato scritto da Fleisher (sceneggiatore molto discusso e controverso, autore anche delle famigerate storie "splatter" di Spectre degli anni '70), il personaggio ha comunque goduto di una certa fortuna critica. In Italia, però, apparve inesplicabilmente solo un assaggio della produzione successiva, di scarsissima levatura, ad opera dell'Editoriale Labor.
Joe R. Lansdale, il celebre scrittore horror, in ricordo delle storie di Albano lette da ragazzo qualche anno fa scrisse per la DC/Vertigo una nuova serie: Two gun Mojo, (disegnata da Timothy Truman) in cui figurano molti elementi soprannaturali e numerosi ammiccamenti agli spaghetti-western di Sergio Leone. Impiccagioni, sparatorie, insulti, povertà, sporcizia, pellerossa in cerca di scalpi, giubbe blu e saloon come da consolidato copione, ma anche personaggi insolitamente weird (la vecchia capopopolo assetata di sangue, Tardone Smith, la corte di freaks del carrozzone di Doc Cross Williams) e persino una leggenda del West, l'infallibile pistolero Wild Bill Hycock, qui addirittura in versione zombi. In seguito al buon successo della prima miniserie, nel 1995 ne è stata realizzata una seconda, intitolata Jonah Hex: Riders of the Worm and Such e firmata nuovamente da Lansdale e Truman.
(fonti varie in rete/foto: L'attore Thomas Jane truccato da Hex in un provino per la parte del pistolero sfregiato nel nuovo film in preparazione a Hollywood).

TWO GUN MOJO
Joe R. Lansdale, Timothy Truman
(Magic Press - 1997)

mercoledì 3 settembre 2008

Dizionario Affettivo

Uscirà a giorni per Fandango - ed inaugurerà la nuova serie di «Holden Maps», la collana di testi della Scuola Holden curata da Giorgio Vasta - Il dizionario affettivo della lingua italiana a cura di Matteo B. Bianchi. Sono stati richiesti contributi a un nugolo corposissimo di scrittori italiani. Nel dizionario ogni autore interpellato indica la sua parola preferita e ne giustifica la scelta (scelta da compiere a caldo, senza pensarci troppo). La parola che io ho scelto è stata: «bosco».

martedì 2 settembre 2008

The Great Gig in the sky

Il tempo dei lupi di Haneke

Il tempo dei lupi (2003) somiglia a un film di fantascienza. La trama, fatta di famiglie allo sbando alla ricerca di cibo e acqua in un imprecisato futuro, rievoca scenari carpenteriani e romeriani, ma anche atmosfere della serie tv di culto I sopravvissuti. Nel film di Michael Haneke, però, lo scarto tra finzione e realtà viene semplicemente cassato: messa al bando qualsiasi figura di eroe in grado di restaurare l’equilibrio perduto ponendo fine al dissesto, la pellicola si sdipana per mezzo d'inquietanti tracce sparse che rendono tangibile lo smarrimento dei personaggi (la Huppert da iniziale protagonista viene poi inglobata, con magnifico sprezzo, nel gruppo dei caratteri) e conferiscono suggestione a molti passaggi, che però incespicano nell'ingombro della metafora incappando in quella tendenza, di cui talvolta l'opera di Michael Haneke è vittima, a uno squallore preconfezionato. Volti segnati dalla sconfitta, coscienze piegate all'opportunismo, esseri umani messi alle strette: troppo deboli per non tornare (pavlovianamente) a compattare nuovi nuclei sociali ma al tempo stesso succubi delle proprie egoistiche esigenze alimentari.
Le ambientazioni agresti, perennemente immerse nella nebbia umida, incastonate nella cappa oppressiva del silenzio, rese ancora più povere dall'assenza calcolata di commento musicale, riconducono al disorientamento iconografico dello Stalker di Tarkovsky. La fotografia plumbea non risparmia nessuno e sin dalle primissime battute mette in guardia circa l'antifona del messaggio: i canoni che regolano la nostra civiltà sono una lastra di ghiaccio molto, molto sottile! Un certo manierismo rischia qua e là di zavorrare lo stile del regista di Funny Games e vanificarne, in parte, gli sforzi. Ma nel complesso il tempo dei lupi resta l'ennesimo parto disturbante (e geniale) di un grande regista, capace ancora di creare nello spettatore un grande vuoto (agghiacciante la morte del bambino straniero privato dell'acqua dal capo bianco, ripresa solo attraverso le gambe dei personaggi).