venerdì 30 ottobre 2009

Agenda del Mondo...


Appassionante reportage televisivo dedicato all'America sul sito del Tg3: Agenda del Mondo: in viaggio con Fernanda - a cura di Santo Della Volpe e Teresa Marchesi. Spoon River, la Route 66, il blues, Graceland, la caccia ai bisonti, il delta del Mississippi, la Foresta Pietrificata, Sand Creek e tutto quanto ha alimentato il mito a stelle e strisce in un eccezionale viaggio diviso in due parti. Davvero da vedere (click sull'immagine).

Epica marinaresca...

«Il primo aperse la porta con una chiave piatta ed entrò seguito da un giovane che si levò il berretto con fare impacciato. Il giovane indossava rozzi panni che odoravano forte di mare ed era palesemente fuori posto nell'atrio spazioso in cui si trovava. Non sapeva che farsene del berretto e se lo stava cacciando in tasca, quando l'altro glielo levò di mano. Il gesto fu calmo e naturale e il giovanotto impacciato lo apprezzò. - Capisce - pensò - mi porterà sino in fondo proprio come si deve.»

Martin Eden - Jack London (Ed. Einaudi)

lunedì 26 ottobre 2009

Pincio sul west...

Magnifica riflessione di Tommaso Pincio sul west di McCarthy. Ne posto una porzione e vi rimando al suo blog.
«Nel West non ci sono eroi. C’è solo gente che ha paura della vita. Per questo spara, ammazza, rapina» ha dichiarato una volta Sam Peckinpah in un’intervista. Il regista del Mucchio selvaggio parlava certamente con cognizione di causa. Se ne intendeva parecchio, di western, e la sua affermazione merita quindi di essere ponderata. Qual è la vita di cui ha paura la gente del West? È la vita che anche noialtri conosciamo? E se lo è, per quale ragione non la temiamo con la stessa brutale intensità, vale a dire sparando, ammazzando e rapinando?
In effetti, la questione è molto più sottile. Ciò che davvero teme la gente del West non è tanto la vita in sé, quanto il fatto di vivere in un mondo ai limiti del barbarico dove i codici morali della civiltà contano poco o nulla. Il tipo dell’antieroe western è solitamente un nomade che passa gran parte del proprio tempo lontano dagli insediamenti urbani, vivendo a contatto diretto con una natura pressoché incontaminata e non di rado ostile. Costui sembra non possedere altro se non gli abiti che indossa e un cavallo. La sola cosa che lo distingue da un selvaggio è la pistola, che peraltro usa con animalesca noncuranza. Per lui sparare ha la semplicità di un istinto. Preme il grilletto ogni qual volta si sente minacciato o ha bisogno di procurarsi qualcosa.[...]

giovedì 22 ottobre 2009

Post-noir...

È un bel dibattito quello che si sta scatenando sul sito satisfiction. Si parla di post-noir: riporto qui il condivisibilissimo parere di Marco Vicentini, senior-editor della battagliera Meridiano Zero.
«Non mi convince molto l’etichetta post-noir, perché la trovo priva di senso a parte quello (importantissimo, certo) della vendita, del marketing. Mi ricordo dell’enfasi e dell’attribuzione entusiasta dell’etichetta di thriller a qualsiasi libro molti anni fa, in seguito al successo della formula legal-thriller per Scott Turow, e soprattutto la dicitura un thriller dell’anima (non ricordo più il libro a cui era stata attribuita, ma ricordo ancora la volontà forsennata di usare l’etichetta thriller a tutti i costi, ovviamente anche a sproposito).
Io sono convinto che già ci sia un’enorme confusione sulla semplice e già nota etichetta “noir”, per cui andare a differenziare e a inventare nuove derivazioni a partire da una base non ben definita, mi sembra azzardato…
Il noir ha una definizione non univoca, estremamente soggettiva.
Ci sono prima di tutto le definizioni che variano in ambito nazionale: il concetto di noir è diverso negli USA, in Francia, e in Italia. Ad esempio, un certo tipo di romanzi, che raccontano in dettaglio, con un certo compiacimento descrittivo, le efferatezze dei delitti, in Italia vengono chiamati noir, ma sono etichettati come pulp fiction negli USA. E poi ci sono le definizioni personali. Se posso citare la mia, per me il noir è innanzitutto un’atmosfera. Ho pubblicato nella collana noir della Meridiano zero i primi due romanzi di Derek Raymond (Atti privati in luoghi pubblici e Gli inquilini di Dirt Street) e i due romanzi di Harry Crews (La fiera dei serpenti e Lucidi corpi) che per me sono la rappresentazione di quello che è il vero spirito del noir. Ma le opinioni che ho raccolto più di frequente sono state “Molto bello, sì, l’ho apprezzato. Ma NON è noir, questo!!!” E perché? Semplicemente perché non ci sono delitti, non c’è violenza, che sono molto spesso identificati da molte persone come la quintessenza del noir. Non fraintendetemi, anch’io penso che moltissimi noir trattino splendidamente della violenza. Ma per me il noir è soprattutto l’angosciosa attesa di una fine già segnata, il fatalismo implicito nel percorrere una strada che si intuisce senza possibilità di scampo, il cinismo nella descrizione dei moventi degli esseri umani o della società, molto più spesso materiali ed egoistici che spirituali o disinteressati.
Questa definizione, che potrebbe sembrare un po’ generica e fumosa (ma spero di no), unisce nella lotta impari contro una sorte ineluttabile sia il destino del criminale in fuga che la giovane donna che sta disperatamente cercando calore umano e un rapporto con i coetanei (Atti privati in luoghi pubblici) o il ragazzo che intravede a 18 anni il vuoto assoluto delle sue prospettive di lavoro o crescita in un paesino della provincia americana (La fiera dei serpenti). Tutto questo serve solo a mostrare i problemi di definizione, perché in realtà per gran parte dei romanzi la definizione di noir è unanime: siamo tutti concordi che Ellroy scrive dei romanzi noir. Ma anche lì, le motivazioni sono diverse: quel romanzo è noir per la violenza, perché non è a lieto fine, o per altri motivi? Oppure la domanda frequentissima: quell’altro romanzo è un giallo o un noir?
La mia personalissima risposta è che nella narrativa del nuovo secolo, i generi continuano a esistere: la discussione generi sì generi no, narrativa di qualità, narrativa d’evasione per me non ha senso perché può partire solo da chi sente una differenza tra cultura “alta” e “bassa”, sia per convinzione personale, sia per ribellione all’idea - che in fondo sono la stessa cosa. Il genere continuerà ad esistere fintantoché degli autori si rifaranno ad esso e saranno interessati a scrivere delle opere che ne rispettino la struttura evitando di arricchirlo o rinnovarlo al punto da trascendere nell’opera tout court.
Ma esistono sempre di più degli autori che fanno proprio questo, cioè attingono, oltre che al patrimonio culturale nazionale o internazionale, al grosso bacino della cultura popolare: dal fumetto alla musica rock, dal cinema alla pubblicità, e alla narrativa di genere. Superando così i limiti specifici di ogni campo, e quindi anche quelli del genere. Penso all’iperrealismo di Chuck Close nelle arti figurative, al cinema di Stanley Kubrick, dai romanzi di Jonathan Coe o Cormac McCarthy, al fumetto di Chris Ware.
Questi autori fanno delle opere che possono essere etichettate in vari modi, a seconda del punto di vista e dell’aspetto che colpisce di più lo spettatore/lettore. E le etichette sono utilissime proprio per aiutare il nuovo lettore a orientarsi nella gamma dei diversi testi che vengono continuamente pubblicati. Diventano quindi uno strumento di vendita, e in quanto tali la priorità è allora l’efficacia promozionale e non l’analisi dell’opera.
Per questo io sarò dispostissimo a utilizzare post-noir o qualunque etichetta riesca a dare visibilità ai miei romanzi, ma non credo che questa si appoggi a nessun processo di evoluzione realmente esistente» MARCO VICENTINI.

mercoledì 21 ottobre 2009

Sputazza from outer space...


qui, su Affaritaliani.it, un pezzo sull'antologia Mordi&Fuggi edita da Manni editori. Il mio racconto Sputazza from outer space è scaricabile in versione pdf.

Snap snap!


(ANSA) È morto Vic Mizzy, compositore di musiche per film e serial tv, ideatore del celeberrimo motivetto sigla della Famiglia Addams. Aveva 93 anni e si e' spento a Los Angeles. Mizzy, veterano della seconda guerra mondiale, aveva scritto anche per stelle della musica americana come Dean Martin e Doris Day, prima di occuparsi di temi musicali per la tv e per il cinema dal 1960 in poi. La Famiglia Addams ando' in onda tra il '64 e il '66, interpretato da John Austin e Carolyn Jones.

venerdì 16 ottobre 2009

Krill-out: fuori il nutrimento!

È ancora nelle librerie il numero zero di una rivista cui collaboro di nome Krill. Troverete maggiori ragguagli cliccando sulla copertina. Di seguito una presentazione del progetto presa dal sito di Stefano Donno.
Nel centro Manifatture Knos, cantiere delle arti e dei saperi nato a Lecce, si è costituita la redazione di una rivista quadrimestrale (edita da Lupo Editore) dal nome Krill. Il numero 00 è dedicato al tema del «Bene comune». Con il termine Krill si indicano i piccoli crostacei che compongono lo zooplancton, cibo primario di balene, mante, squali balena, pesce azzurro e uccelli acquatici. Il loro nome comune (la parola norvegese Krill) significa giovane frittura di pesce. Il Krill, presente in tutti gli oceani del mondo, con particolare concentrazione nelle acque fredde e polari, costituisce il plancton oceanico, quello che alimenta l'ecosistema marino e - alla lunga - globale. È il nutrimento originario.
Il krill è per le balene quello che l’immaginario è per l’essere umano. Ci nutriamo di esseri invisibili e il processo della nutrizione è continuo. L’immaginario è la sintesi di questa opera di continua sollecitazione sensoriale, la lente attraverso la quale il mondo assume una colorazione particolare.
Non crediamo a una differenza tra cultura d'élite e cultura pop.
La nostra proposta è uno spazio di sperimentazione di linguaggi che aboliscano le distinzioni di genere e di classe tra le scritture e tra le scritture e il segno grafico.
L’idea è quella di scegliere, di volta in volta, una parola chiave, un tema monografico che orienti la lettura senza pretese di esaustività [...].

giovedì 15 ottobre 2009

L'estate di Bradbury...

«Era una mattina tranquilla e la città era ancora avvolta nel buio, infilata a letto. Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo era lungo, caldo e lento. Bastava alzarsi e sporgersi dalla finestra per sapere che questo era il primo giorno di libertà e di vita, il primo mattino d'estate.
Douglas Spauding, dodici anni, appena sveglio, lasciò che l'estate lo cullasse nel flusso pigro dell'alba»

L'estate incantata - Ray Bradbury (Ed. L'Unità)

martedì 13 ottobre 2009

Colpo di spugna (in chiave africana...)

Nel 1981 il grande Tavernier tradusse in pellicola uno dei più bei romanzi noir di Jim Thompson, Colpo di spugna (Pop. 1280 in originale) trasferendo la location dal sud degli USA all'Africa equatoriale. In Italia il libro è pubblicato da Fanucci. Da vedere assolutamente (qui il dvd è acquistabile in italiano)...

lunedì 12 ottobre 2009

A rieccolo...


Sartoris si rimette in moto (piano piano però, a regime diesel - per cui pochi, mirati aggiornamenti settimanali in vista di un prossimo, si spera imminente, re-styling grafico:-). Questa foto appartiene a Pepe50.