martedì 30 giugno 2009
domenica 28 giugno 2009
sabato 27 giugno 2009
L'estate di Montebuio...

«Vince ha appena comperato le sue famose scarpe nuove a Venezia.
L’acqua alta, traboccante dai tombini, minaccia di bagnarle.
Vince si ripara sotto un arco antico, scolpito di complicati intarsi. Nota che nell’arco c’è un grosso frammento mancante.
Poi l’acqua del chiusino trabocca con più forza, raggiunge Vince fino a quel suo riparo e gli bagna la punta delle scarpe. Lui ha appena il tempo di lamentarsi. E si accorge di un fatto incredibile.
L’acqua non scivola giù dal cuoio delle sue calzature come sarebbe normale che accadesse. No. Si è come solidificata.
Sta per chinarsi e toccare con mano quello strano fenomeno fisico, quando, all’improvviso, vede UN OCCHIO APRIRSI NEL SELCIATO e la strana sostanza prendere la forma di una mano bestiale. Gli artigli s’incurvano, perforano la tomaia delle scarpe, gli trapassano il dorso dei piedi, affondando senza pietà nella carne e nelle ossa.
Ha appena il tempo di rendersi conto, Vince, che qualcosa lo sta tirando giù, con una forza e una rapidità disumane. Ha la lucidità di ricordare che sotto di lui c’è soltanto il chiusino con le sue grate strettissime: non più di due centimetri di distanza l’una dall’altra. Il terribile scricchiolio delle proprie ossa che si frantumano, il mondo che sembra capovolgersi, il suono flaccido della carne che si stacca: questo fa capire a Vince che la cosa sta cercando di farlo passare proprio attraverso quelle grate.
Il movimento verso il basso si ferma di colpo. Vince, agonizzante ma ancora cosciente, osa abbassare gli occhi. Ciò che vede, è il resto del proprio corpo, dal bacino in su, che sbuca dal tombino. Le gambe, invece, sono completamente sprofondate dentro le grate. Quel che resta degli arti inferiori è un ammasso di carne, muscoli e stoffa insanguinata, che gli si è praticamete arrotolato attorno al bacino, come un paio di calzoni troppo larghi. Dal tombino, uno spruzzo d’acqua gli inzuppa i vestiti, i capelli, la faccia. Il petto.
Come accaduto prima nell’attimo della “cattura”, il liquido melmoso di solidifica su di lui. Decine di artigli cominciano a lavorargli la pelle del torace, strappando via i vestiti, incidendogli la carne, aggrappandosi come uncini alle costole, incuranti delle sue urla. Dopo averlo scuoiato, gli schiodano la cassa toracica. Vince, con gli organi interni all’aria e ancora pulsanti, ha l’ultimo guizzo di lucidità e la reazione disperata di chi sta per morire. Scorge qualcuno in fondo alla calle: un gruppo di turisti giapponesi. Cerca di urlare. Ne viene fuori un suono gorgogliante, ma i nipponici vedono. Corrono verso il poveretto. Vince, ormai ridotto a una marionetta sventrata che ondeggia sul tombino, cerca di indicare il responsabile della sua morte: la cosa informe, mutevole, che ancora gli grava addosso, sotto forma di artigli. I giapponesi sono ormai vicini. Di scatto, il mostro allo stato materico si ritrae dal corpo della sua preda e sprofonda verso il basso. Il gigantesco occhio si richiude.
I giapponesi hanno visto un grande occhio succhiarsi un uomo da sotto un marciapiede!»
L'onda - Morgan Perdinka
(in realtà Danilo Arona per Ed. Gargoyle Books)
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STRALCI
venerdì 26 giugno 2009
giovedì 25 giugno 2009
mercoledì 24 giugno 2009
martedì 23 giugno 2009
Solaris (incipit)

«Alle diciannove, ora di bordo, passai in mezzo ai meccanici, fermi accanto al pozzo di lancio, e per la scaletta a mano scesi nella capsula. Ci stava giusto un uomo, con lo spazio appena sufficiente per muovere i gomiti. Una volta avvitata sulla paratia la bocchetta del mio sistema pneumatico antiaccelerazione, la tuta si gonfiò e da quell’istante non potei più fare neanche il minimo movimento.»
Solaris - Stanislaw Lem (Ed. Mondadori)
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STRALCI
lunedì 22 giugno 2009
sabato 20 giugno 2009
Una Proposta che non si può rifiutare...

«Portami tuo fratello maggiore morto, e io ti renderò tuo fratello minore, vivo!»: questa è la secca, brutale proposta che Charles Burns, un fuorilegge catturato dalla polizia di frontiera australiana, si sente fare nei primissimi minuti del film The proposition, di John Hillcoat, un epico e viscerale lungometraggio western che va ad inserirsi a pieno diritto in quel particolare filone (si veda su tutto la serie TV Deadwood) che ridipinge il West - siamo in Australia, d'accordo, ma i riferimenti visivi sono platealmente quelli - con toni decisamente più cupi e realistici di quanto non fossimo abituati ai tempi di Bonanza. Per quanto riguarda il cast, accanto al capitano Stanley, interpretato da un ottimo Ray Winstone (visto in The departed), c’è la brava Emily Watson (Gosford Park), perfetta nella parte della mogliettina inglese. Ad interpretare Charlie Burns c’è un Guy Pearce (Memento e L.A. Confidential) barbuto e smagrito, sorprendentemente in ruolo con quella sua aura da Cristo lungo il calvario. Da menzionare infine l'eccellente John Hurt, nella parte di un allampanato cacciatore di taglie, anche egli sulle tracce del maggiore dei Burns: l'abominevole Arthur (quest'ultimo un lupigno Danny Huston, figlio di cotanto padre John).
Ambientato in uno spazio brullo e polveroso, la vicenda riesce a regalare scorci naturali di una bellezza estatica (grazie soprattutto alla calda fotografia di Benoit Delhomme) mostrandoci senza infingimenti un outback australiano cattivo e inospitale per quei pochi sfortunati che sono costretti a viverci - e che non a caso assurge a specchio in cui i protagonisti riflettono il nichilismo perverso della propria anima. Davvero non v'è traccia di «buoni» in questa pellicola ferocissima. Di certo non sono tali i bianchi cosiddetti «civili» che torturano e uccidono, né tanto meno i poliziotti crudeli e razzisti oppure il capitano Stanley, perennemente alle prese con un divorante mal di testa che sembra consumarlo almeno quanto l'ansia civil
izzatrice che lo muove. I fuorilegge, poi, sono efferati come poche altre volte è capitato di vedere sul Grande Schermo.
izzatrice che lo muove. I fuorilegge, poi, sono efferati come poche altre volte è capitato di vedere sul Grande Schermo.Un film quindi indubbiamente violento e “sudicio” che riesce al contempo ad essere poetico e riflessivo come possono esserlo i romanzi di un Roberto Bolano o di McCarthy (del quale, non a caso, il regista ha trasposto l'ultimo, apocalittico romanzo La strada). Dialoghi ridotti alla canna, ma il silenzio, per mano della cinepresa guidata da Hillcoat e della sceneggiatura di Nick Cave (autore anche delle strepitose, commoventi ballate della colonna sonora) riesce ad esprimere emozioni che le parole faticherebbero a restituirci. The proposition, uscito in Italia direttamente in DVD (toh, come mai non ci stupisce?), grazie alla sua sceneggiatura ha portato a casa il premio Gucci al Festival di Venezia del 2006 e diversi altri premi in giro per il mondo.
venerdì 19 giugno 2009
giovedì 18 giugno 2009
martedì 16 giugno 2009
3 lines, 2 palms and a Trailer
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ABANDONED
lunedì 15 giugno 2009
Premio Azzeccagarbugli...
Ferro e fuoco concorre alla edizione 2009 del prestigioso Premio Azzeccagarbugli per il poliziesco. Qui l'elenco delle opere prescelte (...la vedo dura, un sacco di libri tosti!).
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EGOLANDIA,
SEGNALAZIONI
Sbirri, coca e pistole a Napoli...

Angelo Petrella è autore pressoché noto al grande pubblico per il suo ultimo La città perfetta, vivido scandaglio in chiave noir della Napoli a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta di cui tanto (meritoriamente) si è parlato sui giornali. Ma non fu meno interessante il suo esordio nel 2006 - con la piccola ma davvero battagliera Meridiano Zero - con questo ragguardevole Cane Rabbioso, sorta di versione tricolore del Cattivo tenente di ferrariana memoria in cui il protagonista è un poliziotto napoletano schizzato, strafatto, assassino e pure puttaniere. Costui, immerso sino alle orecchie in un ambiente dove la corruzione regna sovrana, si trova coinvolto in un tourbillon di vendette incrociate, efferatezze e depravazioni sempre più vorticoso, in certi momenti ai limiti del sopportabile. La vicenda, durissima, è narrata con uno stile particolare in cui non v'è spazio alcuno per l'introspezione - nonostante l'uso esclusivo della prima persona - ma solo per un susseguirsi di eventi talmente incalzante da mozzare il fiato al lettore, che accompagna il protagonista nelle sue giornate di violenza e
sopraffazione attraverso i luoghi di una Napoli diafana e priva di colori; Petrella dimostra quindi di saper maneggiare con arte sin dai suoi inizi i cliché del genere restituendoci un romanzo breve e tirato, magnificamente scritto, con questa particolare visione «in soggettiva» che lo distacca dalle tonnellate di libri a tematica affine e che non a caso si guadagnò il plauso della critica. Come scrisse qualcuno alla sua uscita «questo libro non è pizza e mandolino, questo libro è rumore di percussioni che ti sconquassano la mente e ti fanno tremare le viscere».
sopraffazione attraverso i luoghi di una Napoli diafana e priva di colori; Petrella dimostra quindi di saper maneggiare con arte sin dai suoi inizi i cliché del genere restituendoci un romanzo breve e tirato, magnificamente scritto, con questa particolare visione «in soggettiva» che lo distacca dalle tonnellate di libri a tematica affine e che non a caso si guadagnò il plauso della critica. Come scrisse qualcuno alla sua uscita «questo libro non è pizza e mandolino, questo libro è rumore di percussioni che ti sconquassano la mente e ti fanno tremare le viscere».Cane Rabbioso - Angelo Petrella (Ed. Meridiano Zero)
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RECENSIONI
domenica 14 giugno 2009
sabato 13 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
Quel gran droide di Yul Brynner!

Il mondo dei robot (Westworld) è il film con cui nel 1973 esordì dietro la macchina da presa Michael Crichton, autore conosciutissimo per i suoi romanzi fantascientifici (suoi Jurassik Park e Andromeda, da cui Robert Wise trasse un discreto film) e per le produzioni televisive (si deve a lui, ad esempio, il ciclo di E.R.). Precursore del tema della macchina che si ribella all'uomo, viene da molti considerato un cult sia perché contiene delle autocitazioni di Yul Brynner (che, nella parte del Pistolero, usa nel film gli stessi abiti di scena che indossava nel 1960 per I magnifici sette) sia per il primato dell’ausilio degli effetti speciali in CG. Si ritiene inoltre che proprio in questa pellicola sia stata usata per la prima volta la definizione di «virus» in relazione al malfunzionamento di una rete di computer. La trama è lineare: siamo nel duemila e c’è gente disposta a pagare mille dollari al giorno per una vacanza in una specie di parco-divertimenti di nome Delos, dove si possono vivere avventure pressoché reali nell'era Romana, nel Medioevo cavalleresco e nel Far West. Questi posti fantastici sono abitati da droidi, in tutto simili agli esseri umani, che sotto il controllo di tecnici specializzati danno ai turisti la perfetta sensazione della verità e si comportano come donne da amare e uomini da uccidere. Tutto corrisponde alle promesse dei dépliants finché i robot non si ribellano: il pericolo si fa allora concreto e la situazione degenera. Il che, nel trasparente apologo che soggiace alla pellicola, corrisponde alle paure molto seventies verso la tecnologia e il controllo di quest'ultima (va detto che James Cameron, in fondo, con Terminator ripropose il medesimo conflitto in chiave aggiornata). Crichton, efficacissimo nel creare sulla carta storie incalzanti e popolari (che non a caso lo hanno reso ricco e osannato prima della recentissima dipartita a causa di un male incurabile) si rivela in
realtà regista senza doti particolari: Il mondo dei robot si fa infatti apprezzare più per la singolarità delle invenzioni che per la struttura, abbastanza convenzionale, della messa in scena. Fra l’altro il film è lievemente squilibrato - pare a causa di tagli massicci, soprattutto nelle scene riguardanti la romanità (girate, curiosamente, nella villa classicheggiante di Harold Lloyd). Merita tuttavia vedere un Yul Brynner di gran classe nella parte del pistolero-robot. L’attore ha messo a punto uno sguardo vitreo, una mimica un po’ rigida, un passo quasi meccanico, che rendono il suo personaggio interessante e complesso come un essere umano. Dai sentieri del West Yul Brynner passa cosi nel padiglione fantastico, dove gli riserveranno un posto fra King Kong e il mostro di Frankenstein.
realtà regista senza doti particolari: Il mondo dei robot si fa infatti apprezzare più per la singolarità delle invenzioni che per la struttura, abbastanza convenzionale, della messa in scena. Fra l’altro il film è lievemente squilibrato - pare a causa di tagli massicci, soprattutto nelle scene riguardanti la romanità (girate, curiosamente, nella villa classicheggiante di Harold Lloyd). Merita tuttavia vedere un Yul Brynner di gran classe nella parte del pistolero-robot. L’attore ha messo a punto uno sguardo vitreo, una mimica un po’ rigida, un passo quasi meccanico, che rendono il suo personaggio interessante e complesso come un essere umano. Dai sentieri del West Yul Brynner passa cosi nel padiglione fantastico, dove gli riserveranno un posto fra King Kong e il mostro di Frankenstein. Da un po' di tempo (forse troppo per non risultare solo un rumor) si parla d'un remake.
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VISIONI
giovedì 11 giugno 2009
martedì 9 giugno 2009
Un thriller di casa nostra...

«Il primo molare era stato tranciato alla base. Il premolare accanto, invece, nel momento dello scatto della pinza aveva ceduto, fuoriuscendo dalla gengiva con tutta la radice, e ora penzolava verso l'esterno, appoggiato alle labbra. Gli incisivi erano stati un gioco da ragazzi, si erano allegramente dimezzati, riducendosi a patetici monconi che si affacciavano dalla loro tana di carne. Giuditta scattò una foto.»
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STRALCI
lunedì 8 giugno 2009
Nella stanza abbandonata...
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ABANDONED
domenica 7 giugno 2009
Les Bienveillantes (incipit)

«Fratelli umani, lasciate che vi racconti com'è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l'assicuro. Rischia di essere un po' lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po' di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda. Non dovete credere che cerchi di convincervi di qualcosa; in fondo, come la pensate è affar vostro. Se mi sono deciso a scrivere, dopo tutti questi anni, è per mettere in chiaro le cose per me stesso, non per voi.»
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STRALCI
sabato 6 giugno 2009
venerdì 5 giugno 2009
giovedì 4 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
Finalmente le prime immagini...
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FAN CHE SBAVA,
WESTERN
martedì 2 giugno 2009
Un intervento Inutile...

(la rivista INUTILE • OPUSCOLO LETTERARIO ospita da oggi un mio pezzo su Bukowski/Bunker. Lo trovate qui).
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EGOLANDIA,
SEGNALAZIONI
lunedì 1 giugno 2009
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