L’occhio col quale James Ellroy contempla l'umanità è un occhio tragico e spietato, e la sua è sempre una visione scevra da qualsiasi senso di consolazione; ogni sua opera è un doloroso pugno nello stomaco e non fa certo eccezione questo stupendo, angosciante l'Angelo del silenzio, un romanzo che parte come una sorta di bildungsroman alla Giovane Holden (in acido) per poi sdipanarsi in numerosi rivoli attraverso la guida della macabra, psicotica mente di Plunkett, il protagonista: un serial-killer in grado di prendersi gioco anche di Charles Manson. Nella perversa spirale in cui costui è imbrigliato esiste infatti un unico piacere: intrufolarsi nelle case - e nelle vite - delle persone armato di implacabili intenti omicidi. I media cominciano sin da subito a definirlo col nomignolo di «boia del sesso» perchè massacra le coppie mentre si amano, mutilandone poi orrendamente i corpi. Predatore senza scrupoli, perlustra l'America secondo rotte casuali (il titolo originale, meno evocativo ma più chiaro, è infatti Killer on the road), aiutato da un insospettabile complice, e la scia di dolore che semina al suo passaggio marchia il territorio proprio come fosse una belva (indicativa in tal senso la sua prima missione, in cui affronta e taglia la gola a un gigantesco cane da guardia, nel buio più completo, in una scena magnificamente descritta). Alle sue calcagna finisce per metterglisi un ispettore di nome Dusenberry, il quale, in ossequio al canone thriller/noir, è ossessionato dalla cattura del killer e lo tallona sino ad arrivargli pericolosamente vicino. Un inquietante viaggio (senza ritorno), firmato da uno dei più rappresentativi scrittori americani degli ultimi decenni, nella mente sconvolta di un pazzo. Indispensabile.
L'angelo del silenzio - James Ellroy (Ed. Mondadori)

5 commenti:
Ellroy mi piace ma mi affatica. Devo perciò sempre trovare il momento giusto, per lui. Ancora di più per questo, perché alcuni aspetti del protagonista sono tra quelli che più mi preoccupano, di solito...
@Annalisa, questo è uno dei primi Ellroy e la narrazione è più piana, non richiede fatica (però se intendi fatica "morale" hai ragionissima, è doloroso entrare nella testa di una persona così piena di violenza)(e non sto parlando necessariamente della testa del killer:-)
Sì, intendevo proprio *quella* fatica. Unita al fatto che Ellroy sa scrivere, e perciò è più facile che il suo gorgo ti prenda.
Ogni volta che vedo nella mia libreria American Tabloid mi viene sempre in mente il mio amico Stefano Pigozzi che lo fa usare come arma al suo protagonista in "Metal Detector". ;)
@Dario: grande trovata, quella di Pigozzi ;-))
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