mercoledì 31 dicembre 2008

martedì 30 dicembre 2008

And the winner issssss...


Mettiamola così: di robaccia quest'anno in libreria ne è circolata parecchia (no, non ritengo che il mio Ferro e fuoco appartenga a questa categoria, ovvio:-) però mi è passato tra le mani un certo numero di opere di grande, grandissimo valore (naturalmente ho letto - un po' per lavoro un po' per diletto - alcuni romanzi notevoli e pure qualche incredibile capolavoro, ma per la maggior parte si trattava di libri pubblicati negli scorsi anni). Per cui, se dovessi segnalare qualche titolo davvero importante di questo stramaledetto 2008 bisesto (un parere esclusivamente personale, quindi): aggiudicherei senz'altro la palma d'oro (ex-aequo) a: Lo spaccone di Walter Tevis (Minimum Fax) - splendida storia dalla prosa secca e ficcante ambientata nel mondo del biliardo. L'autore (un fuoriclasse che dopo lo strepitoso successo del romanzo si mise a frequentare corsi di writing perché insicuro del proprio talento) attraverso le vicende del talentuoso Eddie Felson (portato al cinema con l'indimenticabile interpretazione di Paul Newman) traccia una toccante parabola sul successo e la capacità di sostenerne il peso. In una parola: imprescindibile! Poi Tutti i racconti western di Elmore Leonard (Einaudi) - ovvero come appurare che uno scrittore con la «s» maiuscola è tale sin dagli esordi e abbozzare di vergogna. Bellissime pagine pregne di pistolettate e cowboys ubriachi con dialoghi brillanti e asciutte descrizioni di tramonti da favola. Giudizio: da prendere a modello! La colpa di Brian Evenson (ISBN Editore) è un romanzo di formidabile tenuta, passato pressoché inosservato, un libro ambientato nel mondo del fanatismo mormone capace di descrivere una America viscerale e insana con un ritmo unico. Voto: il massimo! Infine, ultimo ma non ultimo, Uno strano destino di Daniel Woodrell (Fanucci). Che dire? C'è un nuovo Faulkner in circolazione e nessuno (sono quasi contento) se lo fila... se qualcuno vuole curiosare nel buco della serratura della nuova white-trash, non c'è che andare a scovarlo negli scaffali della libreria di fiducia. Consiglio: leggete tutte le sue opere in circolazione!!!
P. S. - naturalmente ci sono un sacco di altri titoli (molti italiani) che andrebbero segnalati, ma la lista è troppo lunga e non voglio fare torto a nessuno! Buon anno, intanto...

lunedì 29 dicembre 2008

Terra rossa ed erba verde...


(Giorni convulsi. Regali, parenti, ansie e pippe varie. In attesa di una lista dei migliori libri e dei migliori film dell'anno - secondo l'umile gestore del blog, naturalmente - un'altra bella foto by Blaster.)

domenica 28 dicembre 2008

Pistole e mostri

Di Brautigan avevamo già parlato qui. Artista sui generis (o forse, considerando il tipo, sarebbe più opportuno parlare di extra-generis) lo scrittore figlio dei fiori ci ha lasciato un variegato corpo d'opere di diseguale bellezza, uniformato però da una medesima cifra di stuzzicante surrealtà che spesso sconfina nell'umorismo malinconico. Con Il mostro degli Hawkline il grado di commistione tra i generi si fonde ai massimi livelli, offrendo al lettore un libro davvero singolare e stralunato: nel 1902 un misterioso mostro s'impossessa della mente delle persone e le fa agire a proprio piacimento. Abita le caverne di ghiaccio accanto a una villa abitata da una zitella terrorizzata che per mettere la parola fine a quest'incubo ingaggia due killer disposti a tutto. Si dice che il mostro abbia già ucciso il padre della signora, uno strano alchimista alla ricerca della soluzione per i problemi dell'umanità. Il mostro degli Hawkline attinge a piene mani dal western e dalle atmosfere gotiche di tanta letteratura americana (Poe e Lovercraft in primis), mettendo un po' alla berlina sia gli elementi del primo che i costrutti delle seconde. Le note dell'ottimo traduttore Enrico Monti parlano di C'era una volta nel West e di Frankenstein Junior come pellicole di riferimento per meglio decriptare il lavoro di parodia cui nell'ultimo periodo della sua vita si dedicò lo scrittore, io ci aggiungerei anche l'ultimo (ultimo?) romanzo di Lansdale, Fuoco nella polvere.

Il mostro degli Hawkline - Richard Brautigan (ISBN Edizioni)

venerdì 26 dicembre 2008

Silenzio...


Teatro in lutto per la morte di Harold Pinter (nella foto), il drammaturgo britannico premio Nobel per la letteratura ormai annoverato tra i classici del Novecento. Lo scrittore si è spento il giorno della vigilia di Natale a Londra all'età di 78 anni in seguito a un tumore contro il quale combatteva da sei anni. Ad annunciare la sua scomparsa è stata la moglie Antonia Fraser, che ha comunicato la notizia al quotidiano ‘The Guardian’. «Era grande, è stato un privilegio vivere con lui per oltre 35 anni», ha dichiarato la donna. I funerali, come confermato dal suo agente, si terranno in forma privata.

lunedì 22 dicembre 2008

domenica 21 dicembre 2008

Blood Meridian

«Eccolo, il ragazzino. È pallido e magro, indossa una camicia di lino lisa e sbrindellata. Attizza il fuoco nel retrocucina. Fuori si stendono i campi arati, scuri e cosparsi di chiazze di neve, e poi boschi più scuri che celano ancora i pochi lupi rimasti. I suoi sono noti come taglialegna e venditori d'acqua, ma in realtà suo padre era maestro di scuola. Sdraiato, ubriaco, cita versi di poeti i cui nomi sono ormai andati perduti. Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda. La notte in cui sei nato. Trentatré. Leonidi, le chiamavano. Dio, come cadevano le stelle. Con lo sguardo cercavo il buio, buchi nel cielo. L'Orsa correva.
La madre morta da quattordici anni aveva incubato nel ventre proprio la creatura che l'avrebbe uccisa.»

Meridiano di sangue - Cormac McCarthy (Ed. Einaudi)

sabato 20 dicembre 2008

T.A.C. Festival (stasera dalle 20.00)

Penultima giornata del T.A.C. festival. (Transito d'Autori Contemporanei, Taranto 19-21 Dicembre 2008). Dopo un documentario di Pippo Mezzapesa verrà aperto il sipario. Artisti - pugliesi e non - cantano, leggono o semplicemente sostengono la causa ambientale. 
All'evento aderiscono: Roy PaciFolkabbestiaEttore Carucci. Sul palco: Peppe Voltarelli - Fido Guido - Leitmotiv - Rosanno Astremo - Mario Desiati - Omar Di Monopoli - Flavia Piccinni - Francesco Giannico - Pietro Minniti - Daniela Colapinto (tutte le info su  www.alessandrolangiu.it)

Secrets (heart of stone)

sabato 13 dicembre 2008

The Wrestler: un grande Rourke!


(Mentre cresce la trepidazione per l'uscita di The Wrestler, fioccano in rete le recensioni di chi ha già potuto vedere la pellicola con Rourke: ne posto una bella e pregnante a firma di Alessandro De Simone del sito Alphabet city)


Ci sono dei film che finisci con l’amare inevitabilmente, vuoi per la storia o per la regia o per le memorabili interpretazioni. Quando però tutti e tre questi elementi vengono a collidere, allora riesci anche a passare sopra al passato del regista, capace di tirare fuori opere tanto incomprensibili da farti dubitare che sappia dove sta di casa il concetto stesso di cinema. Darren Aronofsky non è invece un Carneade dell’arte visiva, al contrario, è un cineasta intelligente e colto, anche troppo a dire il vero, come dimostrato disastrosamente con The Fountain, opera ai limiti del risibile e alla quale si riesce a dare il beneficio del dubbio solo a causa delle pesanti manomissioni sul final cut richieste dalla produzione.
Ma spesso dopo un film maledetto ci si riesce a rialzare facilmente, perché non si ha niente da perdere, lavorando quindi con maggiore leggerezza e sentimento, tutte cose che in The Wrestler, storia di un vecchio lottatore segnato dalla vita in cerca di riscatto, sono presenti e che contribuiscono a farne una pellicola con un cuore pulsante, sebbene stanco e malridotto come quello di Randy “The Ram” Robinson, una volta vera e propria stella della lotta spettacolarizzata a stelle e strisce e costretto oggi a vivere di incontri nelle palestre delle high school e vendita di memorabilia a ragazzini brufolosi e provinciali obesi e poco istruiti. Quando finalmente gli si presenta l’occasione di una grande rentrée, il destino gli tira un brutto scherzo che lo costringerà a guardarsi indietro per capire cosa lo ha portato a ritrovarsi triste, solo e malato. Ma con lo spirito del vero lottatore che è in lui, cercherà di vincere l’incontro con la vita all’ultimo round utile.

The Wrestler è costruito come il più classico dei film sportivi crepuscolari, in cui l’eroe si trova a un punto della sua vita in cui capisce che quella vera è fuori dal ring o dal diamante o dal rettangolo di gioco. Aronofsky riesce però a inserire in questa storia molti elementi che ne fanno un film ben più complesso e stratificato, a partire dall’ambientazione nella provincia proletaria americana in cui il wrestling, sport violento e preparato a tavolino dai suoi acrobatici interpreti, è una vera e propria valvola di sfogo per una classe sociale ogni giorno più povera e lasciata a se stessa, lontana anni luce da quel sogno americano a cui lo stesso cineasta aveva suonato la marcia funebre in Requiem for a Dream, film ben più ambizioso ma anche molto meno sincero.

Questa volta Aronofsky limita i suoi eccessi, concedendosi oltretutto delle soluzioni registiche sopraffine, come il continuo pedinamento della macchina da presa nei confronti del protagonista, quasi a voler fare di questo melò un documentario che racconta uno spaccato dell’America di Bush. E non lo fa per caso, perché The Wrestler riesce a essere anche un’opera politica che racconta il disagio dei tanti outsiders che il paese ha masticato e sputato via una volta divenuti inutili. Una bella prova per il regista che stupì tutti con il suo esordio low budget, ma che non sarebbe stata possibile senza il protagonista assoluto che diventa il film stesso, quel grande lottatore che ha ancora energia da vendere che è Mickey Rourke. Attore dal talento immenso, sprecato purtroppo inseguendo droghe, alcool e il suo impossibile sogno di diventare un pugile professionista, Rourke è uno di quei pochi capaci di restare impressi a lettere di fuoco nella storia del cinema, grazie a ruoli come Motorcycle Boy in Rusty il selvaggio di Francis Coppola, ben felice di regalargli molti anni dopo l’indimenticabile cameo dell’avvocato Bruiser Stone ne L’uomo della pioggia.
Gioia e incubo di registi del calibro di Walter Hill e Alan Parker, amico fraterno di Michael Cimino con cui ha condiviso l’ascesa e la caduta, Rourke fa di Randy The Ram un personaggio meraviglioso, pervaso da una grande dolcezza e con una forza interiore straordinaria, capace di rialzarsi anche dopo il colpo più violento, sul quadrato come nella vita, ma allo stesso tempo consapevole di essere solo un pupazzo messo al servizio del pubblico e incapace di adattarsi alla vita fatta di cartellini da timbrare senza le luci della ribalta. Carne da macello creata dallo show business per offuscare le menti di chi si dovrebbe preoccupare della mancanza di un sistema sanitario nazionale, della disoccupazione galloppante, della recessione, delle guerre senza fine. Nel cast vanno ricordate Marisa Tomei e Evan Rachel Wood, davvero bravissime nei panni delle Marie che accompagnano questo Cristo dei poveri al Calvario, ma alla fine è il lottatore che resta nei nostri cuori e auguriamo a Mickey/The Ram di riuscire a fare breccia anche in quelli dei membri dell’Academy, perché sarebbe l’Oscar più meritato da molti anni a questa parte.

Masseria Mirante (Maruggio - TA)

venerdì 12 dicembre 2008

Addio, Regina delle PinUp


Ci ha lasciati Bettie Page, ex segretaria che attraverso l'attività di modella diventò la regina incontrastata delle pin-up anni ‘50, imitatissima icona della cultura pop e dell’immaginario erotico di tutte le generazioni a venire. È morta questa notte in un’ospedale di Los Angeles all’etàdi 85 anni. A darne notizia è l’agente della ex modella, Mark Roesler. La Page è stata colpita da infarto 9 giorni fa, caduta in coma, non si è più risvegliata. Di recente, era già stata ricoverata per tre settimane in ospedale a causa di una brutta polmonite. (fonte: la rete)

Terminator4 (a occhio sembra molto figo!)

mercoledì 10 dicembre 2008

Quelli che... a Rai2 non si vede!

Un genio, due compari, un pollo (1975).

Arizona, fine '800. Cabot, un roccioso maggiore al comando di un distaccamento di frontiera del settimo cavalleggeri, crea incidenti fasulli per ottenere l'alibi e sterminare i pellerossa, razza verso la quale nutre un odio radicale. Ma quando il governo invia un ispettore - tal colonnello Pembroche - Cabot si mette a fare carte false per dare a intendere che la situazione sia ancor più grave (facendo mascherare da indiani alcuni suoi scagnozzi). Epperò lo spavaldo Cabot (Patrick McGoohan) non ha fatto i conti con Joe Thankers, un agile e scanzonato pistolero che, aiutato dal mezzo sangue Locomotiva Bill e dalla vagabonda Lucy, sconvolgerà i suoi piani criminali.
Tornato al western dopo l'indimenticabile Quien sabe?, l'eclettico Damiano Damiani si arrampica stavolta sugli specchi del burlesque. Di sicuro non è aiutato da una trama fitta di divagazioni - per quanto anche una certa sudditanza nei confronti di Leone, qui in veste di produttore (e col quale Damiani sembra avesse continui scazzi) deve aver contribuito a quel sentore di abborracciato che traspare dal prodotto finale. Ideologicamente il lungometraggio si pone ambizioni alte (siamo nel 1975, e il westen italiano è agli sgoccioli), poiché secondo il regista lo sguardo di simpatia verso gli indiani andrebbe traslato in chiave antinazista, ma il racconto si sviluppa in realtà più spesso nelle gradazioni della fiaba, con un impalco ironico sovente esilarante. Si gioca al ribaltamento dei luoghi comuni del western, anche se la parodia non tiene sempre come dovrebbe. Tutti gli ingredienti cari allo spaghetti-western ci sono e bastano comunque a far spettacolo: dalle partite di poker alle donnine da bordello, dai fagioli rumorosi alla Monument Valley (incredibile a dirsi, infatti, la chiusa del film poté essere girata nei luoghi mitici del western di matrice fordiana!) e ci si abbandona presto alla fantasia, rinunciando a decodificare il senso di tutto il carosello (aiutati dal dolce visino di Miou-Miou - reduce da I santissimi - nonché dal ghigno acheronteo di un sempre valido Klaus Kinski). Terence Hill fa sé stesso, mano lesta sul revolver e sguardo candido e sornione, forse con qualche surrealtà di troppo, però la musica di Morricone e i movimenti di macchina leoniana (pare il maestro li abbia girati, in parte, personalmente) rappresentano quel valore aggiunto che dona alla pellicola comunque un suo status di cult del genere.

martedì 2 dicembre 2008

MilanoNera


(Silvia Cravotta mi recensisce su MilanoNera. Non spende parole di particolare encomio sul mio stile, ma d'altronde - c'est la vie! - non si può pretendere di piacere a tutti:-)

Guaranteed (by Eddie Veder)

lunedì 1 dicembre 2008

La follia di Crumley (incipit)

«Era una bella e tranquilla sera d'estate, nel Montana: l'ultimo sabato di un lungo week-end di softball. Sopra il Mount Sentinel si era levata una luna piena e sfavillante, che bordava di fiamme d'argento le fauci dello Hellgate Canyon, e una striscia di foschia estiva - simile a un rivolo di sangue - le solcava il volto inespressivo, quasi da ebete. Le luci della piscina del motel erano state ridotte al minimo. L'acqua calda dell'idromassaggio sfavillava tutt'attorno come una pentola d'argento liquido. Quel pomeriggio di inizio agosto era stato rovente come una fornace, e all'orizzonte un infuocato spicchio di tramonto ancora bruciava di fiamma feroce giù per le creste frastagliate dell'Ovest, ma l'aria della prima sera si era rinfrescata con tale velocità da far sorgere nebbiosi turbini di vapore nelle acque riscaldate. Per un istante, la luna parve voler mettere la sordina alla notte.»

Una vera follia - James Crumley (Ed. Einaudi)

E vai con Wolvie!


Sale l'entusiasmo intorno a X-Men Origins: Wolverine, la pellicola spin-off dei tre X-Men che vedrà tornare nei panni del famoso artigliato mutante il lanciatissimo Hugh Jackman. Nel mese di dicembre, la rivista Empire dedicherà al personaggio la sua copertina, nonché un approfondimento con le interviste a Jackman stesso e ad altri membri del cast. Nel frattempo, sono state diffuse in anteprima la copertina in questione e una nuova immagine ufficiale, nonché varie foto tratte da sequenze del film, tra cui una prima immagine di Taylor Kitsch nei panni di Gambit. X-Men Origins: Wolverine, inteso dalla 20th Century Fox anche come banco di prova per eventuali futuri spin-off mutanti, è diretto da Gavin Hood su sceneggiatura di David Benioff. Interpreti della pellicola, oltre a Jackman, saranno Liev Schreiber e Danny Huston, rispettivamente nei ruoli di William Stryker e di Victor Creed/Sabretooth. La pellicola conterrà anche abbondanti cameo di mutanti, tra cui il Deadpool interpretato da Ryan Reynolds, a sua volta in odore di spin-off.  [fonte: Valerio Coppola]