sabato 29 novembre 2008

Lansdale: l'arte del cross-over!


Prolifico come pochi, Joe R. Lansdale, nato a Gladewater, Texas, nel 1951, figlio di un meccanico analfabeta che si guadagnava da vivere col wrestling, è autore di una trentina di romanzi e di un numero imprecisato di racconti (qui la bibliografia completa, o quasi...). Una produzione sterminata, con incursioni nei filoni più disparati, che gli ha fruttato cinque Bram Stoker Awards, il British Fantasy Award e l’American Mystery Award, più le benedizioni autorevoli di Stephen King e Robert Bloch. Da quando si è guadagnato anche da noi lo status di autore di culto ci sono schiere di fan pronte, ad ogni nuova uscita, ad apprezzarne la prosa colorita e camaleontica, una scrittura che vede nella ricchezza d’invenzioni narrative la sua peculiarità più gettonata. E pensare che lo scrittore giunse quasi di straforo nel Belpaese grazie alla pubblicazione - nella Collana Urania - dei suoi due romanzi Drive-in e Drive-in 2 (usciti come la notte del Drive-in e Il giorno dei dinosauri, entrambi poi raccolti in volume da Einaudi), magistrali esempi di commistione dei generi che sul finire degli anni Ottanta affrancarono l’autore dal calderone dell’anonimato e gli fecero guadagnare un posto in prima fila nel filone splatterpunk. Una collocazione tuttavia, quest’ultima, che in pochi anni è sembrata subito riduttiva se non forzata poiché Lansdale, prima ancora che al fenomeno letterario che portò alla ribalta autori osannatissimi come Clive Barker, appartiene ad una più antica tradizione di scrittori pulp come Bloch, London, Pierce e Matheson (tutti maestri dichiarati dell’autore, assieme ovviamente a Mark Twain) e, in soldoni, ha saputo fare di questa stramba originalità derivativa un vero e proprio genere a sé stante: il cross-over
Ciò che infatti rende unica la lettura di questo scatenato funambolo della parola è principalmente la sua abilità di gestire con scioltezza più registri narrativi: horror, western, cyberpunk, fantascienza, noir e satira sociale s’inseguono nei suoi racconti in una strepitosa girandola di colpi di scena. Cresciuto fagocitando le letture più disparate, Lansdale afferma di non essere mai stato in grado di identificare una gerarchia di valore in ciò che gli capitava sottomano, emozionandosi fin da bambino per i romanzi di Tolstoj come per le strisce di Batman senza la benché minima preclusione, e questo approccio alla letteratura poliedrico e vorace è rimasto il succo di tutta la sua produzione: dopo una miriade di racconti e i numerosi romanzi degli anni Novanta (circa venti, tra cui il mambo degli orsi, Freddo a Luglio, Mucho mojo, solo per citare i più famosi), Lansdale si è dedicato con successo anche al fumetto, inanellando consensi di critica e pubblico con la sceneggiatura di Jonah Hex - sicuramente quanto di più interessante e spregiudicato mai apparso negli ultimi tempi nel mondo dei comics - per poi approdare agli ultimi successi letterari di Tramonto e polvere, Echi perduti e L'anno dell'uragano).
Dotato d'un innato senso del ritmo, Lansdale impasta i suoi lavori con una carica d’imprevedibilità disarmante stando però attento a temperare l’eccessiva violenza con una capacità di misura inaspettata: pur facendo ricorso a veri e propri colpi allo stomaco per il lettore - teste che esplodono, bambini mutanti, zombi antropofagi, gladiatori post-apocalittici e via discorrendo -, lo scrittore statunitense ha sempre bene in mente la regola fondamentale degli scrittori di genere che consiste nel non indugiare mai troppo sui particolari efferati e, a riprova di una consolidata passione per il ‘gioco’ che soggiace a qualsiasi forma di scrittura, sdrammatizza le situazioni più paradossali con ineffabili dosi d’ironia southern. Si prenda ad esempio la raccolta di racconti Maneggiare con cura, edita da Fanucci (editore che, assieme a Einaudi, sta pubblicando tutta la vasta opera dell'infaticabile scrittore texano), in essa vi sono contenuti tutti i temi cari all’autore: l’ottusità razzista e omofobica del profondo Texas, le suggestioni indelebili dei cinematografi all’aperto e il fancazzismo genetico degli adolescenti di provincia. Su questi elementi cardine Lansdale gioca ad incastro, procedendo con lo stesso divertito entusiasmo dei bambini che s’inventano le più improbabili storie per far colpo sugli amici narrandoci ad esempio le peripezie di un gruppo di giovani spacconi alle prese con un cadavere martoriato di un cane (la sera che non andarono all’Horror-show), oppure, con un salto in avanti destabilizzante, la storia di un cacciatore di taglie del futuro in guerra contro una setta di fanatici mutanti (nel deserto Cadillac coi morti); ma numerosi sono pure i racconti dall’indubbio impatto satirico, come lo strepitoso Una fiaba, dove un individuo qualunque, stufo delle donne, compra una bambolina gonfiabile e se ne innamora immaginando di parlarle come fosse viva, ma questa in breve comincia a leggere Sartre e a chiamarlo «fallito», fino alla rivelazione finale in cui l’uomo scopre d'avere una valvola per sgonfiarsi sul pene e di essere lui, in definitiva, il vero fantoccio. Da segnalare, nella stessa raccolta, Godzilla in riabilitazione, vero must della parodia in cui Lansdale gioca alla grande con un mostro sacro della fantascienza anni Cinquanta immaginando che il famoso dinosauro radioattivo, inserito dal governo in un programma di riabilitazione, lavori tutt’il giorno in miniera rimembrando la notte i tempi in cui assieme a Gamera e King kong mettevano le città a ferro e fuoco.
E poi, affianco al Lansdale più pop (diremmo quasi «postmoderno», se un simile appellativo non si fosse oggi svuotato di qualsiasi significato), c’è quello dei noir più integralisti, quelli che gli hanno fatto meritare il nomignolo di ‘Stephen King del Texas’, anche se lui preferisce riferirsi al James Cain di Fiamma del peccato - e infatti, Fiamma Fredda è uno dei titoli più famosi della sua produzione commerciale, un torpido e raccapricciante giallo ambientato in ambiente circense, tra i freaks della provincia americana (uscito nel 2001 nei Gialli Mondadori). A lui si deve l’invenzione della più scalcinata coppia d’investigatori (loro malgrado): quegli Harp e Leonard protagonisti di un ciclo di romanzi cominciato con Il mambo degli orsi, due tipi maneschi e bizzarri - uno è bianco e liberal, l’altro è nero e grintosamente gay - che si ficcano continuamente nei guai facendo ricorso in extremis alle arti marziali (non si scappa, anche quando tenta di costruire un romanzo coerente, la stratificazione del background culturale di Lansdale fa capolino per contaminare la storia con gli elementi più eterogenei). «Be’… vivo nel sud del Texas, e là la gente si riunisce attorno a un fuoco per raccontare storie. E io sono sempre stato bravo a raccontare storie…», ha detto lo scrittore durante l'ultimo SugarPulp Festival di Padova, e, considerato come riesce a catturare l’attenzione di chiunque apra a caso uno dei suoi libri, non si può certo dargli torto.

venerdì 28 novembre 2008

In una Puglia torrida e crudele

(Matteo Di Giulio ha recensito il mio ultimo romanzo sul sito re-censore.com. Posto qui sotto il suo bell'articolo)

Ferro e fuoco è il secondo lavoro di Omar Di Monopoli, scrittore di romanzi e di cinema. Il piglio viscerale del seguito di Uomini e cani è l’arma che rende tagliente la scrittura, che rende fastidiosi i suoi contenuti, mordaci le sue implicazioni sociali. L’editore lo definisce, a ragione, un western pugliese. Un’assonanza riuscita - non ci sono i cavalli ma le pistole e i predoni sì -, dovuto al lato spigoloso della materia e all’approccio ruvido, spontaneo, del suo autore.
In un Gargano spaccato dal sole moderni schiavi, immigrati sfruttati e martoriati, si spezzano la schiena nella raccolta dei pomodori. Gli aguzzini, agiati e cafoni, non tollerano il minimo alito di protesta. Quando un turco si ribella e fugge, dopo averne combinata una di troppo, parte la caccia all’uomo. Non necessaria da un punto di vista pratico, ma fondamentale per imporre la legge del padrone sul recinto e sugli animali ivi rinchiusi.
Attraverso le pagine si delinea un ritratto spietato, del Meridione in particolare, dell’Italia in generale. Un affresco dove l’arretratezza ideologica è la norma e non l’eccezione, dove i sentimenti non contano, dove il denaro governa le cose, il più delle volte nel modo sbagliato. Pungente, lo stile di Di Monopoli è intriso, implicitamente, di ironia. Un’ironia pessimista, cinica, ben conscia dell’impossibilità di cambiare l’immanenza dei fatti, nonostante la denuncia serrata intelligentemente mascherata da intrattenimento di genere.
In parte ricorda Joe R. Lansdale, perché il Gargano descritto è arido, caldo e pericoloso come il deserto del Texas, in parte riporta alla mente i personaggi di Corman McCarthy. Ma, citazioni a parte, è soprattutto originale, a partire dall’uso del dialetto, insistito, e dei dialoghi, virulenti, veraci. Un serrato racconto in divenire, on the road, letale nella costruzione, che pur privilegiando i personaggi non si dimentica delle emozioni e dei colpi di scena. Edizione da favola.

giovedì 27 novembre 2008

Albo da colorare


(Ho realizzato una fiaba da colorare per le scuole elementari del mio distretto. È un progetto legato alla promozione della raccolta differenziata. Ne posto qui una tavola).

martedì 25 novembre 2008

il canto del diavolo

Per trovare qualcosa di immediatamente assimilabile al furgone scalcinato di Jeepers Creepers (2001), un rottame rugginoso targato “BeatNU” (beating you, qualcosa tipo «ti batto di mazzate»!) alla cui guida c'è un figuro terribile che da la caccia a ignari automobilisti, bisogna frugare nei meandri della celluloide americana anni '70 e recupare quel piccolo capolavoro di suspense che è Duel, by Steven Spielberg (con lo script di un inarrivabile Richard Matheson, quello di Io sono Ellen Driscoll). Citazione dichiarata a parte (e ce ne sono a bizzeffe, in questa pellicola), rimane un dato obiettivo, il terrore cioè che quest’apparizione provoca nei due giovani protagonisti e, di conseguenza, nel pubblico in platea! Fin dalla prima, concitata scena di questo incalzante horror presentato dalla Zoetrope di Coppola, infatti, lo spettatore in cerca d'una sana risalita di brividi lungo la schiena, magari con una spolverata di gelido raccapriccio, è prontamente accontentato. Victor Salva (ex regista-prodigio finito nel calderone degli appestati per una brutta storia di pedofilia) pare volesse rendere tributo al suo film d'elezione Il mostro della laguna nera (1954) e in un certo qual modo centra il suo bersaglio con questo prodotto piacevolmente derivativo, che da quei filmetti che negli ingenui fifties terrorizzavano caterve di adolescenti nei drive-in prende a prestito sicuramente la gestione (fumettosa) della psicologia del mostro, nonché la linearità della trama: Patricia e suo fratello Darry stanno tornando a casa dal college, ma il viaggio sembra solo apparentemente tranquillo. Lungo il tragitto infatti incontrano The Creeper, una creatura demoniaca che torna sulla terra ogni 23 anni per nutrirsi di esseri umani. I due decidono di esplorare la chiesa abbandonata in cui l'hanno visto rifugiarsi col suo mefistofelico veicolo e là sotto vi trovano una orrenda grotta a metà tra la Cappella Sistina e Society di Yuzna. La cura con cui è fotografata la scena del ritrovamento (con l’occhio della mdp che si abitua gradualmente alla scarsa illuminazione, come un occhio umano, rivelando via via l’orribile spettacolo dei corpi straziati e cuciti alle pareti) rivela un prodotto ottimamente confezionato, pur senza grandi pretese - se non quella di intrattenere in modo non banale. Esonerato dal doversi sopportare tortuose spiegazioni sull’origine del demone e sulla sua presenza su questa terra, al pubblico non resta che godersi lo spettacolo di questo piccolo gioiellino, girato e montato con ritmo e con gran gusto per il «genere». Da segnalare infine l'inutile sequel due anni dopo che nulla aggiunge all'idea originale...

martedì 18 novembre 2008

Arriva la locandina di The Wrestler

Locandina ufficiale e trailer (qui) per The Wrestler, il film vincitore del Leone d'Oro che arriva in Italia il 23 gennaio 2008. Diretto da Darren Aronofsky, The Wrestler è la storia di un lottatore di wrestling sul viale del tramonto dopo essere stato una star negli anni '80 e che si ritira a causa di un attacco di cuore, ma decide in seguito di tornare sul ring per sfidare il suo nemico di sempre. Ricordiamo che all'inizio degli anni '90 Mickey Rourke (splendido loser dopo i successi di Nove settimane e mezzo e le eccezionali prove d'attore di Angel Heart e L'anno del dragone) aveva addirittura lasciato il cinema per iniziare una (fortunata - ma letale per i lineamenti del suo viso) carriera da boxer professionista. Accanto a Rourke nel film c'è Marisa Tomei, nella parte di una spogliarellista.

Chopper: il male al crepuscolo di Dominik

Mark Brandon Read (un Eric Bana ancora non baciato dalla popolarità di Hulk e Troy) è un pazzo assassino dall'ego ipertrofico chiamato Chopper che finirà per diventare un famoso scrittore di best seller autobiografici. La sua è una follia paranoica che sfocia spesso nella violenza più brutale seguita poi da una sorta di pentimento doloroso perché figlia della convinzione che gli amici e la sua donna (Kate Beahan) lo stiano tradendo. La storia è raccontata da un punto di vista unico, quello di Chopper, appunto - mentre rinchiuso in carcere si guarda in tv rispondere alle domande di una giornalista - senza indagare troppo sul suo passato se non mostrandoci il padre (Kenny Graham) come un uomo che lo istiga alla violenza e alla vendetta su Jimmy (Simon Lyndon), l’amico di galera traditore. Scene assai truci ambientate in un penitenziario (vendette sanguinose, amputazioni d'orecchi e pressione psicologica varia) e, soprattutto, un Eric Bana veramente eccezionale che mette in mostra il suo corpo massiccio (l'attore è ingrassato parecchio per il film) con dirompente energia e devastante forza (auto)distruttiva.
Il bravo regista australiano Andrew Dominik mostra già con questo suo primo premiatissimo lungometraggio (è del 2000) le fondamenta di una poetica di rappresentazione crepuscolare del male che lo porterà dritto allo splendido L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Non si tratta solamente d'immortalare esterni con colori sgranati che strizzano l'occhio a Goya (anche se poi nel film sul killer più famoso d'Australia le scelte cromatiche virano in funzione delle locations: la parte in prigione gioca su luci livide e gli interni delle case digradano verso tonalità sulfuree e verdi marci); il cineasta infatti invita con una tecnica narrativa prodigiosa ad una approfondita riflessione sul male nelle sue nuances più malinconiche e folli, controllando però attentamente la materia per non scadere nell'apologia (a tal riguardo, è pregevole la scelta di far desumere allo spettatore l'intera cronistoria degli eventi per mezzo di interviste ai tg, interrogatori della polizia e discussioni coi galerati in cui spesso il protagonista ingigantisce o stravolge sensibilmente la realtà, con la dichiarata esigenza di alimentare la propria leggenda, instaurando quindi un rapporto con gli ascoltatori pari a quello che si ha con le sostanze tossiche - emblematico a tal proposito il fatto che Read assuma voracemente droghe di tutti i tipi pur disprezzando con tutto sé stesso i tossici -, che nasconde, ovviamente, un irrefrenabile quanto masochistico bisogno di accettazione da parte degli altri). Un film bello, viscerale e potente.

lunedì 17 novembre 2008

Dopo il diluvio (Campomarino - Taranto)

Il diavolo nel campanile di Poe

«Tutti vagamente sanno che il più bel posto del mondo è, o almeno era, il borgo olandese di Vondervotteimittiss. Ma, poiché sorge ad una certa distanza dalle vie maestre e poiché si trova, in un certo qual modo, in una posizione remota, forse solo pochissimi miei lettori l'avranno visitata. Quindi, per soddisfare la curiosità di coloro che non l'hanno mai vista, io credo opportuno dirne qualcosa in particolare, e ciò è veramente ancor più necessario, in quanto proprio con la speranza di guadagnare la simpatia del pubblico in favore dei suoi abitanti, io mi propongo qui di raccontare i disastrosi fatti che di recente sono avvenuti entro i suoi confini.»
Il diavolo nel campanile da
Tutti i racconti - Edgar Allan Poe (Ed. Einaudi)

venerdì 14 novembre 2008

Arrivano i «Munsters»

L’annuncio è stato dato ormai da quasi quattro anni, ma pare che i fratelli Wayans stiano ancora pianificando la loro versione di The Munsters per il grande schermo. Quando in origine è stata data la notizia, è stato rivelato che sarebbe stata la Universal a realizzare il film e che sarebbe stato diretto da Keenen Ivory Wayans, su sceneggiatura di Keenen Ivory, Marlon e Shawn Wayans. Il progetto a lunga gestazione è ancora lontano dalla dirittura d’arrivo. Shawn Wayans, però, ha raccontato a MTV News, insieme al team di Scary Movie e Little Man, di stare ultimando il terzo abbozzo di sceneggiatura. «Sono quasi pronto. Siamo quasi pronti per girare», ha insistito Wayans nel corso della serata in cui ha parlato del suo film più recente, il musical Dance Flick. «Ora dobbiamo ultimare questo film, poi passeremo a limare la terza stesura dei Munsters». L’idea intorno a cui ruoterà il film è tratta dalla serie televisiva dei ’60, incentrata su di una famiglia di ‘mostri buoni’ che non capiscono mai come mai la gente si spaventa alla loro vista, ma avrà una caratterizzazione più legata ai giorni nostri. «Eravamo grandi fan dei Munsters» ha proseguito Wayans. «Siamo cresciuti guardandoli. Ne amavamo i personaggi. Così, abbiamo pensato che ne sarebbe uscito un film molto, molto divertente». (fonte horrormagazine)

The Unforgiven

mercoledì 12 novembre 2008

intervista su CoolClub

«C'è un'aria di frontiera nella Puglia bruciata dal sole e dall'uomo. C'è un'aria western, e sembra quasi di vedere personaggi che assomigliano a Rod Steiger e a Lee Van Cleef aggirarsi per le campagne del Salento o del Gargano per portare avanti i loro affari più o meno sporchi. Il genere scelto da Omar Di Monopoli per raccontare la sua Puglia è il western, una scelta originale che ha portato lo scrittore di Manduria a raggiungere ottimi risultati con i suoi due romanzi Uomini e cani e Ferro e fuoco...» Per il resto click sull'immagine. Per chi volesse scaricare l'intera rivista il link è questo.

Arriva Lucky Luke...

L'attore Jean Dujardin sarà il protagonista di un nuovo adattamento cinematografico di Lucky Luke che sarà diretto dal regista James Huth, su una sceneggiatura realizzata da Franck Magnier e Alexandre Charlot. L'ultimo film basato sul personaggio creato da Morris è il pessimo Les Daltons, dove tra l'altro il pistolero solitario appariva di sfuggita, mentre è nota la serie televisiva interpretata da Terence Hill. Il regista James Huth è stato per molto tempo legato alla realizzazione della trasposizione cinematografica di Le Marque Jaune, da un fumetto di Blake e Mortimer. (fonte comicus)

lunedì 10 novembre 2008

Il Termoionico a RaiRadio3


Qui, appena sfornata, la prima puntata de L'uomo Termoionico letta da me medesimo lunedì 10 novembre a Rai-Radio3. A questo indirizzo invece trovate la seconda dell'11 novembre. Qui c'è la terza, quella del 12 novembre. La quarta (13 nov) sta qui. Ed ecco la quinta e ultima.
(aggiornamento del 28 novembre: le puntate del podcast sono oggi state rimpiazzate, come previsto, da quelle dei nuovi appuntamenti di storyville. Potrete pertanto a breve trovare l'intero radioracconto all'indirizzo del mio sito personale - presto on-line. Cheers)

domenica 9 novembre 2008

L'uomo Termoionico è arrivato!

Da domani lunedì 10 novembre 2008 sino a venerdì 14 sarò in onda a Rai-Radio3 all'interno del programma pomeridiano Fahrenheit, nello spazio Storyville. Con la voce da papero ba-ba-balbettante che mi ritrovo quando mi emoziono leggerò un mio racconto intitolato L'Uomo Termoionico dalle 16.00 alle 16.30. Questa la sinossi del racconto suddiviso in cinque puntate: «Cosa succederebbe se il carrozzone multicolore del mondo del cinema presidiasse improvvisamente una piccola cittadina della Puglia rurale? L'Uomo Termoionico è il supereroe più famose del mondo e qualcuno si è messo in testa di ritrarlo in una pellicola con il sud italico sullo sfondo. Ma le cose non andranno per il verso giusto e il mito dei fumetti, magicamente, si materializzerà sconvolgendo la vita della comunità... una piccola, grande storia di uomini e superuomini al ritmo della migliore musica dagli anni ruggenti ai giorni nostri!»Cheers.

Le Perizie di Gaddis (incipit)

«Anche a Camilla erano piaciute le mascherate, quelle innocue dove la maschera si può gettare nel critico momento in cui si attribuisce una parvenza di realtà. Ma la processione su per il colle straniero, delimitata dai cipressi, sospinta dal monotono salmodiare del sacerdote e ritardata dalle soste alle quattordici stazioni della Croce (per non parlare del carro funebre in cui ella viaggiava, un bianco veicolo trainato da due cavalli che somigliava a una barocca bancarella di dolciumi), avrebbe forse turbato la timida espressione della sua anima, se fosse stata visibile.»

Le Perizie - William Gaddis (Mondadori)

sabato 8 novembre 2008

Ancora su The Spirit...

Mentre cresce l'attesa per l'adattamento cinematografico di The Spirit, fumetto di culto nato dalla penna del grande Will Eisner, in rete continuano a comparire nuove, strabilianti immagini dell'imminente lungometraggio opera di Frank Miller. E tra i fan sbavanti rimbalza inevitabile il Grande Dubbio Atroce: sarà un'irripetibile spettacolo per gli occhi (come Sin City) o una inguardabile baggianata ruffiana (sempre Sin City)? 

giovedì 6 novembre 2008

Mentre morivo (incipit)


«Jewel e io veniamo su dal campo per il sentiero, uno dietro l'altro. Benché io sia cinque metri avanti a lui, uno che ci guardasse dalla baracca del cotone vedrebbe il cappello di paglia di Jewel, sfondato e sfilacciato, di tutta la testa sopra il mio.
Il sentiero, liscio a forza di piedi e che ormai, a luglio, è cotto e duro che sembra di mattone, corre come un filo a piombo tra i filari verdi del cotone lasciato a fiorire, su fino alla baracca in mezzo al campo, dove svolta e ci gira intorno facendo quattro angoli retti smussati e riprende per il campo, liscio a forza di piedi, e si allontana preciso.»

Mentre morivo - William Faulkner (Adelphi)

Crichton ci ha lasciato

Se n'è andato Michael Crichton. Scrittore, regista e sceneggiatore (sua anche la serie E.R. Medici in prima linea), ha venduto più di 150 milioni di copie dei suoi libri. Era nato il 23 ottobre 1942 a Chicago ed è morto martedì «dopo una lotta coraggiosa e privata contro il cancro», come recita un comunicato diffuso dalla famiglia. La morte, nonostante lo scrittore fosse malato da mesi, è stata definita dalla famiglia come «improvvisa e inaspettata». Crichton ha continuato a lavorare fino all’ultimo alla preparazione del quarto film della serie Jurassic Park ed alla sceneggiatura di Westword. Molti suoi romanzi di successo sono diventati film. Ricordiamo oltre ai tre della serie Jurassic Park (1993, 1997 e 2001), Sol levante (1993), Rivelazioni (1994), Congo (1995), Sfera (1998) e Il Tredicesimo guerriero (1999).

domenica 2 novembre 2008

Arriva Coraline...

Quando parliamo di Coraline parliamo di uno dei film ‘animati’ più attesi della prossima stagione. Perchè la pellicola arriva da un romanzo del geniale Neil Gaiman e perchè in cabina di regia c’è lui, Henry Selick, ovvero il padre di Nightmare Before Christmas. Stop Motion quindi, per un gioiello in lavorazione da anni e ormai pronto ad approdare in sala nel febbraio del 2009. Dakota Fanning e Teri Hatcher presteranno le proprie voci, rispettivamente alla piccola protagonista, Coraline, e alla mamma. Costato 35 milioni di dollari, il film ha oggi una locandina ufficiale - è quella qui affianco, cliccateci sopra per vederla meglio. (fonte cineblog)

sabato 1 novembre 2008

Southern Gothic puro...

«Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto della stato viene definita "laggiù". Un centinaio di chilometri a est del confine del Colorado, il paesaggio, con i suoi duri cieli azzurri e l'aria limpida e secca, ha un'atmosfera più da Far West che da Middle West. L'accento locale ha pungenti risonanze di prateria, una nasalità da bovari, e gli uomini, molti di loro, portano stretti pantaloni da cowboy, cappello a larghe tese e stivali con tacchi alti e punte aguzze. Il terreno è piatto e gli orizzonti paurosamente estesi; cavalli, mandrie di bestiame, un gruppo di solos bianchi che si elevano aggraziati come templi greci, sono visibili parecchio prima che il viaggiatore li raggiunga.»

A sangue freddo - Truman Capote (Ed. Garzanti)