martedì 30 novembre 2010

comincia così...

«Arrivò un momento in cui, dopo che la mischia fra Baker e Pottville si era dispersa, con gli ultimi venti o trenta litiganti fra messicani del mattatoio avicolo Sodderbrook, assiani di Buzzard's Roost, troll di Dowler Street e topi di fabbrica di Baker est pigiati, in manette, sui furgoni cellulari dello sceriffo Tom Dippold e spediti agli scannatoi già pieni zeppi della Keller & Powell, dopo che i roghi di immondizia in Main Street erano stati spenti e le ceneri sparse tra le macerie fumanti di Gingerbread Row, dopo che la palestra della scuola era stata presa d'assalto con i gas da una squadra di poliziotti stupefatti e malequipaggiati provenienti da tutta la regione, dopo che il saccheggio generale lungo la Geiger si era placato, la sommossa fra la Terza Strada e la Poplar era stata sedata, un branco inferocito di minatori del giacimento numero sei della Ebony Steed aveva da tempo reso la sua malaugurata visita amichevole ai topi di fiume sulla riva del Patokah in una processione di pick-up trasformati in rulli compressori, e quando ormai il resto della comunità era a tal punto sommerso dai suoi stessi escrementi che persino i commentatori del notiziario di Pottville 6 dovettero ammettere che Baker sembrava in attesa dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, arrivò un momento in cui, all'apice del pandemonio, ogni cittadino della contea di Greene ancora in possesso delle proprie facoltà mentali si rese conto esattamente di chi fosse e quale significato richiamasse il nome di John Kaltenbrunner.»

Il signore della fattoria - Tristan Egolf (Ed. Frassinelli)

5 commenti:

Re Ratto ha detto...

Diosanto, è forse il periodo più lungo mai scritto da un essere umano!
Ammetto però che, se si ha fiato sufficiente per leggerlo in apnea, l'incipit ha una sua potenza: scalato questo Himalaya di parole, sulla cima il nome di John Kaltenbrunner svetta solitario, incute timore.
Mission accomplished, non male.

sartoris ha detto...

@ Ratto: ah, guarda, l'intero libro è un lunghissimo periodo, salvo rare pause (è la sua caratteristica peculiare, e se da un lato limita l'afflato epico al tempo stesso è una sfida originale che tiene davvero senza fiato - letteralmente senza fiato:-)

emo ha detto...

Da maratoneti, ma sfido chiunque a non chiedersi immediatamente chi sia quel John Kaltenbrunner così importante da meritarsi un cognome con quel suono e - soprattutto - un punto. Ordinerò domani stesso il libro e vedrò di scoprirlo :)

sartoris ha detto...

@emo, se ti piace la roba che generalmente passa su questo blog (e so che ti piace) penso che IL SIGNORE DELLA FATTORIA non ti deluderà...

emo ha detto...

Fuori catalogo, ma l'ho scovato comunque in rete :)